11:45 fuori dai cancelli e ho già sete. Obiettivo: evitare di finire a bere sempre Bi-Du e Orso Verde e buttarsi sugli sconosciuti.
12:00 Entriamo. Otto sacchi e bicchiere d’ordinanza. Sticazzi.
Gli argentini fanno la griglia tipo ferragosto in autogrill, non mi attira per nulla. Sete!
Eccomi nell’arena. Come Hulk Hogan in Wrestlemania  scendo gli scalini a due a due pronto a dare il cinque a Mr. T per buttarmi nella folla.
Coda alla cassa, carico di jeton faccio un giro… più piccolo degli altri anni…bhè dai si comincia.
Allo mi paizza in mano La Cosa, una Danish IPA godibilissima. Cominciamo alla grandissima. Poi la Imperial del Cinghio, seconda buona dose di luppolo e si parte con slancio.
Finisco i saluti e inizio il lavoro. Maspy è ancora chiuso, allora vado di Ipè, la IPA di san Paolo. Buona, luppolata, equilibrata. Bravi.
Chiacchero con Beppe che mi indirizza verso le Birre di Meni:provo la Pirinat, una baltic porter tostata e luppolata. Non è prorio a posto, sarà la bottiglia sfortunata. Comunque sotto la birra c’è.
Voglio una chiara, fresca, Via Emilia. Non c’è. Prendo la Winterlude. Lo so non è proprio proprio uguale…
Naso: banana. Bocca: ossidata. Azz. Mentre la soppeso incontro F&F e si riforma il gruppo Zythos. Ci scambiamo due pareri e poi si attacca un’altra birra.
Cream Ale di Chevalier. Stile inusuale. Ci hanno buttato un carretto di luppolo da amaro quasi fatidioso su una maltatura esigua e corpo watery dolciastro. Ok questa non la finisco.
Assaggio la BIA Ipa, la domanda non è “chi è” , la domanda è “perchè?”. Anonima e fuori posto come un trans a miss Italia.
Saliamo in quota, e dopo il gran premio della montagna, prendo un panino. Buonissimo: San daniele e brie, bello pienotto, anche perchè per 5 jeton…Peccato per il pane un po’ troppo croccante. Voto:7,5.
Scendo ancora le scale e voglio la 3fonteinen ma gli stendisti romani hanno il fuso di Mosca e arriveranno verso le 2… Mi fermo allora da Raffaele, B94, perchè non odio i pugliesi.
Parliamo un bel po’, mi piace la Porteresa con quei malti che si rincorrono e la frutta rossa, un po’ meno la Terrarossa che mi sembra un pochino slegata ed etilica, poco bitter (ah avevo bevuto una quarantina di Real Ale a Londra nei giorni precedenti, quindi….). Ma comunque bevibilissima.
Arriva Teo con famiglia. Ci sta bene come un marziano all’Ikea lì in mezzo… ci salutiamo, parliamo di sfighe ed impegni pressanti e, come al solito, dopo 2 minuti che lui parla lo seguirei a riconquistare Gerusalemme…ascetico.
Poi passo da Docks: prendo la sua scura, mi racconta simpatici aneddoti su suoi presunti allievi, e poi la Pitagora (ambrata): corretta ma anonima la seconda, meno la prima che, secondo me, aveva dei problemi concettuali nel territorio dei malti…
Tirem innanz. A essere sicero forse se mi fossi fermato….
Altro carico di jeton.
Arrivano i romani e con le due F prendiamo una  Mikeller Amarillo (credo): davvero “tanta”, un Lambic 3F (mhmm rivedibile: Armand preferisco le tue Geuze divine….) e una nonmiricordo serie 1: americana, ossidata, bottata… troppa troppa troppa: da dare a cucchiai.
Ok qualdo il gioco si fa duro… mi impegno seriamente e…attacco una serie di ciofeche imbevibili, da lavandino. Per F&F ormai sono il “trova zozzerie”: non ne sbaglio una:
Maspy Miriam: non sono io a essere cattivo con le loro birre, ma il contrario. E togliete il cartello “Weizen alla banana” please…
Praforte Sibilla:  volevo proprio provarla per sentire i luppoli neozelandesi Nelson Sauvin e la mano di Stefano Cossi; non sono stato fortunato, la mia aveva sentori di dimetil-solfuro e clorofenoli su tutto.  Il birrificio ha riscosso critiche positive per questa birra e un premio per la sua Rossa. Ma la mia birra non era a posto; come sempre appena li ritrovo le riproverò.
Henquet Canizza: Schwarz anonima… dry hopping coi tabù. Poi fanno Belgian Ale a bassa, notevole come fantasia.
Bruno e il Cinghio hanno pietà di me e mi danno una Toccalmatto Fumè du Sanglier, affumicata che mi resetta il palato con toni forti, decisi e molto piacevoli.
La caccia continua.
La Breva del Lariano: banana al naso, forse un filo eccessiva ma le Weizen non sono il mio stile. Comunque la finisco. Sopra la media del festival.
Vecchio Birraio Sausa pils: Ma era lei? Ma era davvero lei? Ok che era a temperatura polare ma….
Birrone Scubi: scura… legume…per fortuna non era il mio bicchiere. Brusca: a Rimini era un’altra birra. qui fredda e con un amaro un po’ slegato.
F&F ci salutano (saranno poi andati al Lambrate?) e io mi butto sulla GalliaOmnia Briga.No.Rifaccio. Butto una GalliaOmnia Briga, solo al naso era solvente per pennelli.
Arriva la rock star che si è fatta crescere la barba, mi nega l’autografo e mi refila una Sguaraunda chiara da codice penale. Per sdebitarmi gli refilo i gettoni avanzati, faccio i gargarismi con una SuperanAle per sentire di nuovo una birra in bocca, passo dal Bruton a prendere un cartoncino di souvenir e torno a casa.
Qual’è la birra che mi è piaciuta di più? la 10 di Bruton di 18 mesi. Un barley wine con note godibilissime di invecchiamento. “Le temps ne respecte pas ce qui se fait sans lui”

Riassunto
Le 4 cose che mi son piaciute
1) Allo e le sue birre
2) F&F che rendono le ciofeche diverenti, Vale e accompagnatore (!) per lo stesso motivo.
3) I panini
4) La giuria di qualità che ha tolto tutte le birre non a posto e che mi ha permesso di allargare i miei ottusi orizzonti con birre di qualità.

Le 4 cose che NON mi son piaciute
1) Le birre che ho dovuto buttare, son palanche.
2) Quelli che “ho aperto da 3 mesi ma sono figo, sono tanto figo….”
3) Le scale. L’acqua clorata. Le code per lavare il bicchiere. Le scale.
4) Mi sono mancate TANTO le varie Lamù, Sailor Moon e Cosplay varie….

Sotto ai venti litri è degustazione: scrivo una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti

3 Comment on “IBF di Milano: le birre fatte a scale

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