Stone on the wallDopo il santuario, la cattedrale. Il cammino mistico del bevitore mi porta a Escondido dove c’è Stone.
Alzi la mano chi non conosce l’Arrogant Bastard Ale e il suo logo. Bene, promossi. I Gargoyle sono qui.

Già dal parcheggio, enorme, inizi ad avere dei sospetti. Quando varchi la porta e pensi di essere al reparto moda giovane della Rinascente capisci che Stone non è solo una birreria, Stone è un concept. Fatto lo shopping di rito si passa al Bistro: un locale con sala interna, veranda e parco annesso in grado di ospitare un centinaio di persone sedute e molte altre ai bar da 20 e passa spine, senza contare tutti quelli che si possono perdere nel giardino…
Tutto molto pulito, sobrio, elegante e grande. Sorvolo sul cibo, anche se sono orgogliosi della loro cucina e passo alle birre: line-up di Stone alla spina con numerose, se non altrettante, birre ospiti. Lista di bottiglie profondissima con tutto il Belgio (Dupont Avril ad esempio) e tanta America.
Ho ordinato una Blind Pig, così, da bastardo arrogante.  E la cameriera “Are you sure?”  (Sai cosa stai ordinando o hai scelto a caso quella col nome divertente credendo fosse un’orzata?)  “It’s tough” (Non è una birra per fighette, per quelli che bevucchiano due dita…non mi interessa se poi ci bagni i fiori, la paghi lo stesso) Sogghigno arrogante “Lo so bene, porta, porta”. Sorride. E porta. Lo farà per mestiere? Probabilmente. ma sembrava contenta della mia scelta consapevole. I am an arrogant bastard.

Le birre di Stone sono pulite, facili e un po’ ruffiane: solo alcune “speciali” escono con prepotenza dal gruppo: anche quelle che vorrebero darti un pugno poi ti danno una pacca sulla spalla per tirarti su.

Seduto al sole, con tutta la birra che voglio e affamato dopo un piatto di tonno che definire omeopatico è ingigantire le cose, comincio a meditare.
Birrificio grande. Abbigliamento. Locale. Birre ospiti. Degustazioni. Cucina ricercata. Business. Il parallelo mi viene spontaneo. Diavolo, sono all’Open di Escondido!

Basta mangiare (!) si va a visitare all’impianto. Lo scrivo piano: 1 5 6 ettolitri di mostro teutonico, cotte 24/7 365 giorni all’anno. Magazzino luppoli grande come un monolocale e tecnologia e bancali spalmati tutti intorno in questa azienda ben oliata in cui poco sembra essere lasciato al lavoro manuale. Ma la speranza comunque rimane quando vedo che il plato lo prendono col densimetro anche loro!
Mentre visito la linea di imbottigliamento ascoltando la tour guide mi accorgo di due cose: la prima è che questa ragazza che ride, racconta la parte a macchinetta e imbarazzata svicola OGNI domanda che non sia standard fa comunque un lavoro bellissimo. Birra gratis! E la seconda è che in 4 minuti vedo nascere da un bancale di bottiglie vuote un bancale di Arrogant Bastard pronto per la spedizione. E in un’ora ci sono 15 volte 4 minuti…
Torno in sala giusto per l’apertura del bar esterno dove Dr. Bill Sysak, uno dei massimi guru della birra a tutto tondo, ci offre a raffica: El Camino (Un)Real Black Ale, una collaboration beer tra Stone, 21st Amendment e Firestone Walker che usa ingredienti californiani come il pepe rosa e i fichi. Un macigno ma molto bevibile. Seguono Sinners 09 di Lost Abbey (20 italiani a brindare alla faccia di uno che ci gufava le visite da casa…), 3 Fonteinen Oude Geuze Vintage 2006, The Bruery Berliner Weisse e altro…
Ma arrivano le 5 ed è il momento in cui sua maestà Greg “I Am A Craft Brewer” Koch si materializza dietro il bancone per spillare la première assoluta di un altra collaborative beer: la Dogfish Head+Victory+Stone Saison Du BUFF. In pratica una Saison fatta con l’Ariosto ;-). A questo punto è ora di tornare verso San Diego e abbandono la cattedrale cercando di riordinare le idee. Difficile. Meglio pensare solo alla prossima birra. Una Pliny, che qui hanno alla spina.

In conclusione Stone è un gran posto. Quello dove portereste a cena degli amici che non bevono birra (o peggio “ne bevo una sola, ma piccola, scegli tu per me”) perché è bello e voi potete farvi due chicche con la coscienza a posto.
Ma se siete alcolizzati di un certo spessore con compari di pari valore allora preferirete altri luoghi dove sollazzarvi. Qui ci venite perché è bello, perchè le birre ci sono eccome e  comunque va visto; come quando siete a da 3 giorni Roma e andate a vedere due quadri prima di murarvi ancora in un pub: così, per avere la coscienza a posto. Sì lo so, stavo parlando di me…

To be continued…

Altre foto!

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One Comment on “Io, l’arroganza e il business

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