Porter

L’ascesa e il consolidamento

Ho raccontato nella puntata precedente della genesi delle porter, sospesa tra mito e realtà.
In questo capitolo affrontiamo in maniera più approfondita le caratteristiche della birra scura che stava diventando un best seller nella Londra del 700.

Come prima cosa parliamo delle “intire butt beer”: Feltham scrisse che le entire butt erano il blend di 3 birre diverse di età e nobiltà diverse, aveva ragione? Sì e no. Per spiegarne il motivo bisogna andare indietro di 300 anni e vedere come venivano birrificate le porter.
All’inizio del 18° secolo non si conosceva l’arte dello sparging, cioè di versare acqua sulle trebbie per estrarre zucchero dai grani. Il malto veniva quindi ammostato più volte e il mosto prodotto da ogni ciclo di ammostamento dava origine ad una birra diversa.
Questi cicli erano di solito tre e davano origine a tre birre: la strong , la common e la small. Tre fasi o filoni di produzione ben diversi che davano origine a tre birre ben diverse. In inglese questi tre processi successivi si traducono in “tree thread”.

Abbiamo detto che a Londra erano arrivate le Pale Ale luppolate di Burton. Queste riscuotevano un buon successo ma erano molto costose: le brown beer londinesi dovevano quindi rispondere alla domanda di mercato di birre luppolate, rimanendo però un prodotto economico adatto alla working class.
Come produrre quindi una birra scura che costasse poco? Semplice: produrre queste birre su larga scala. Il primo passo dello sviluppo tecnologico delle porter fu quindi quello di combinare i tre mosti prodotti nei tre processi produttivi (tree threads) per produrre una singola birra: nasceva così la Entire, una singola birra originata da tre ammostamenti successivi che veniva stoccata in grosse cisterne di legno chiamate butt. Ecco spiegata l’origine del termine entire butt.

Sotto ai venti litri è degustazione: scrivo una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti

One Comment on “La storia delle Porter – Capitolo II

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