Il Turco mi ha fregato ancora: oggi pubblica un post sull’amarcord invitando a raccontare l’evento che è stato punto di non ritorno della nostra passione. Quindi mi tocca pubblicare la mia prima volta…

Sono da sempre cresciuto in mezzo alla birra: con un padre serio collezionista di lattine quando i miei compagni si scambiavano le figurine dei calciatori io vedevo dei grandi scambiarsi pezzi di ferro colorati eda cui ero attratto. Quei marchi, quei loghi cominciavano a girarmi in testa,a dirmi delle cose.

Stranamente ero attirato dalle birre americane (!) e da quelle inglesi (!!): Abbot e Truman erano compagni di gioco come Tardelli e Cabrini.

Crescendo non ho mai provato attrazione per il contenuto ma cresceva l’interesse per il contenitore birrario.

La birra era amara ed imbevibile. Forse perchè in casa passavano le sottomarche di allora e non qualcosa di buono. Come la Splügen Fumée, una birra che sapeva di speck, una rauch in stile Bamberga (strani incroci…) che negli anni ottanta probabilmente vedeva una cassa al mese, metà a mio padre.

Avanti veloce.

Agli inizi del nuovo millenio i birrifici artigianali iniziavano a spuntare e i collezionisti, come avvoltoi, ci si buttavano.

Io avevo la “sfortuna” di vivere vicino a due di questi e di seguire mio padre che ci andava incuriosito soprattutto dal fatto che a mezz’ora da casa un certo birraio produceva una birra in stile Koelsch, stile che il genitore adorava data la sua lunga frequentazione di Colonia.

Officina della Birra - BioggioAltro link collezionistico mi ha portato una sera di dicembre a Bioggio, in terra elvetica: Eric, birraio dell’Officina della Birra organizzava una serata con le birre di natale. Io accompagnai il genitore più per il menu e per la compagnia che per le birre. La serata era tenuta da un tipo strano, con la camicia con le mucche, che sembrava essere tremendamente di corsa. Primo piatto. L’oratore col bicchiere in mano comincia la degustazione. Mi hanno versato la birra: provo ad annusare. Ma cosa diavolo è questa? La birra non è così. “Ma la birra non esiste figliolo...”  Click. Quasi quasi provo a seguire questo esagitato, parla bene, scherza con le ragazze di fronte a me, ma ha una luce negli occhi quando vede che senti quello che dice, che lo percepisci, quando te ne accorgi ormai ti ha fregato. Dopo poco mi ritrovo in piedi, a muovermi verso i vari tavolini dove mi riempio il bicchiere di Noel, di Brighella, di birre di BFM, di quelle di Eric…  “Ma a me la birra non piace(va)…”

A un certo punto un signore un po’ timido si alza riluttante e va a fare compagnia al Guru, un somellier di vino, un suo amico, uno che subito ti piazza l’abbinamento, uno che rotea il bicchiere come un equilibrista, uno che sembra saperla lunga. A fine serata mi accorgo di aver provato tutte le birre presenti, credo fossero più di dieci. Porto a casa alcune bottiglie vuote, il germe collezionistico era ancora troppo attivo.

La volta successiva che sono andato a Rodero ho provato una birra scura, complicata, che mi ha fatto capire che ormai il Confine era superato. E il tubo di TipoPils bevuto a Pasturana sotto la neve mentre ascoltavo birrai oggi famosi raccontarmi la loro filosofia ha semplicemente ribadito il fatto che non si tornava più indietro.

Oggi sono umile socio del mio birraio, di tubi di Tipo ne ho svuotati tanti, ho bevuto in un parcheggio belga con il Gatto e la Volpe e mi sono divertito tanto. Sabato c’è la Merla, the show must go on!

Sotto ai venti litri è degustazione: scrivo una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti

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