E’ notizia di qualche giorno fa che i due “colossi” che stavamo aspettando si sono mossi e hanno trovato un’intesa: da un lato Assobirra, l’associazione di tutti i macro produttori (con qualche infiltrato artigianale), quelli che d’estate ti tempestano di pubblicità piene di ghiaccio e bottiglie bevute a canna, e dall’altro AIS, l’associazione dei sommelier, di quelli che non bevono ma sputano, però in giacca e cravatta al Ritz.

E l’intesa è sancita dalla realizzazione di una piattaforma per creare corsi per appassionati della bevanda fermentata. Fico. Già il nome “Due dita di schiuma, un mondo di gusto” è tutto un programma.
Analizziamo però il comunicato stampa congiunto: si inizia parlando della tendenza (!) chiamata birra per arrivare a un lapidario: “Mancava però un corso “base” per curiosi e appassionati d’introduzione a questa bevanda millenaria“.
I nostri colmano la lacuna. Peccato che da anni ci siano associazioni di appassionati veri che cercano di creare le lacune nella banalità scavando sul macadam con cui sommelier e industriali asfaltano i gusti dei bevitori.
Poi arriva questo:
“Come molti sommelier hanno già avuto modo  di scoprire, quello della birra è un autentico universo nel quale scorre una robusta vena gourmande che aspetta soltanto di essere scoperta per poter dare i suoi frutti di sensazioni, di emozioni e di piacere.”
Io ho i brividi. Sono corso a rimettere in cantina una Orval che volevo bermi come aperitivo (sono o non sono trendy?).
L’ho guardata male e le ho detto, sbattendomi dietro la porta, “non hai una spiccata vena gourmande!”.
Temo che il povero birillo stia ancora singhiozzando…
A latere ci vedo comunque una critica ai pinguini che non hanno saputo trovarla da loro questa benedetta vena.
Ma subito parte uno scritto che neanche Salgari quando raccontava di giungle era così immaginifico: ci sono le Stout cremose, i complessi e misteriosi Lambic (la vedi la scimitarra e la benda sull’occhio?), i segreti della fermentazione e poi loro, le perle di Labuan, gli otto stili birrari più rappresentativi: siete pronti? Vado? Vado: Abbazia, Ale, Blanche, Bock, Lager, Pils, Weizen e Analcolica!!!
E vai con la ola! Ma fermatevi subito perché ci aspetta la “scuola di spillatura per imparare a presentarla (la birra NdS) con le proverbiali “due dita” di schiuma, vero must di una corretta degustazione”. Tripudio di appassionati.
Il resto ve lo risparmio.

Ma cosa rimane dopo aver letto il comunicato?

A parte ovviamente la spavalda ironia che ci coglie quando leggiamo quello che qualcuno “fuori dal giro” scrive di birra.
Rimane il fatto che il movimento sta crescendo, che molta gente ha curiosità e interesse verso qualcosa, la birra, così “banale” ma così poco conosciuto.
E chi con la birra ci fa economia, chi è davvero professionale vuole dire la sua.
E chi, storicamente, è alfiere del bere bene e gode di quella credibilità e di quel mistico catenone ha sicuramente, nell’immaginario collettivo, l’autorevolezza per insegnare.
Peccato che al primo interessi soprattutto che il bevitore consapevole compri le sue birre e che il secondo, dopo tanti studi e tanti assaggi di vino,  si senta in grado di spiegare che la birra analcolica è uno stile, e che anche le ale lo sono.
Il matrimonio AIS-Assobirra è inoltre da passare subito alla Sacra Rota: da una parte i difensori della purezza enologica, dall’altra quelli che ci vogliono far credere che i vino buono riposa in tetrapac e che lo stappi con la bocca.
E’ un po come se l’AIS facesse un corso col Tavernello e il Prosecco in lattina: qualche infarto ci scapperebbe.
Da qui il mio consiglio: non andate a questi corsi. Investite i soldi sugli scaffali di un beershop, in un weekend low cost in una destinazione birraria o andate ad ascoltare qualcuno che parla di birra con passione. Non vi dirà la verità assoluta e non sarà perfetto, ma almeno non dovrete bervi una birra analcolica molto gourmande con due dita di schiuma. Pardon, degustare.

Sotto ai venti litri è degustazione: scrivo una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti

13 Comment on “Non andate ai corsi AssoBirra AIS

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