Io, le spine e il pubblico

Due giorni di festival dietro le spine: all’IBF di Milano mi è toccato lavorare, ma è stato divertente ed istruttivo. Spero di aver diffuso un po’ il verbo.

Italia Beer FestivalStare dietro al banco non è una cosa semplice.
Questa è la prima lezione dell’IBF appena concluso.
Anni e anni di bancone, dalla parte sbagliata dei cobra ma con davanti grandi uomini di birra mi hanno però lasciato una sorta di imprinting comunicativo.

Il pubblico che ho “servito” tra sabato e domenica all’IBF è stato piuttosto eterogeneo: dai grandi appassionati che non si perdono un festival ai colleghi che propongono uno scambio, dai bevitori inconsapevoli a quelli più attenti la lunga teoria di bicchieri che ho riempito mi ha portato a fare alcune considerazioni che condivido in questo post.

Prima di tutto il pubblico è evoluto: meno sbronza facile e più curiosità, meno doppio malto e molto più “spiegami”.

Certo, raccontare sei birre abbastanza eterogenee a chi ti guarda un po’ incuriosito è divertente, ma è molto più appagante servire la birra “giusta”, sentirsi dire “la volevo proprio così”, “buona”, “no dai fammela da due gettoni…”.

E allora ricordo con orgoglio la ragazza della “Confain” che non amava le scure e alla fine voleva comprare le bottiglie da portare a casa, quella che beve(va) solo vaizen prima di capire che anche una Belgian Strong Ale poteva piacerle, al ragazzo che voleva la 2011 perché Ley Line è troppo difficile,  quelli che ne hanno presa “una di tutte” perché volevano capire

Pubblico esigente e divertente.
Le donne, meglio se non in compagnia di uomini, sono più propense a farsi guidare: alla fine la domanda a cui rispondere è “Cosa ti piace? Cosa bevi di solito?”
Con due assaggi riesci a dare un bicchiere di una birra che, senza troppi sofismi, terrà compagnia per 5 minuti al tuo “cliente”.
Gli uomini, di contro, hanno meno paura di sperimentare, spesso alla cieca.
Ma non è detto che trovino il paradiso…

In conclusione questo “bagno di pubblico” mi ha lasciato con la convinzione, radicata e granitica, che se dietro alle spine c’è passione davanti si sta bene.
E la bevanda nel bicchiere assume un peso specifico maggiore e lascia, spero, qualcosa in più di una coca-cola all’autogrill.
Diffondere il verbo, un gettone alla volta, è stancante ma appagante.
Senza dimenticarsi che, infondo, alla fine è quasi tutta acqua.
E tra un mese si va a Roma…

 

Autore: Tyrser

Sotto ai venti litri è degustazione: scrivo una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti

7 pensieri riguardo “Io, le spine e il pubblico”

  1. Riprendendo un post di qualche tempo fa e dall’alto della mia grande ignoranza in merito, forse una delle differenze principali col mondo del vino è proprio la presenza del publican, di colui che nei luoghi deputati alla birra fa da gateway tra il cliente e il prodotto. E un publican illuminato, appassionato e abile nel comunicare fa tutta la differenza del mondo nell’accendere il sacro fuoco della passione.

    1. E’ proprio in quest’ottica nasce lo United Indi Pubs.
      Il publican è la figura centrale di tutto il meccanismo. Hai voglia ad organizzare corsi di degustazione ecc, è sempre il publican che raggiunge la maggior parte delle persone che bevono birra, che può letteralmente guidare i gusti dei clienti. Un grande publican si vede dalle sue birre, ma anche dai suoi clienti!

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