I dieci segnali che sei un vecchio del bel mondo

Quello delle birre di qualità è un movimento giovane ed in rapidissima crescita e diffusione. Talmente rapida che alcuni si sentono già vecchi e un po’ gli pesa vedere tutta questa attenzione verso un mondo che quasi non sembra più (solo) loro. Vediamo quali sono i segnali per capire se anche tu sei “vecchio dentro”.

vecchi che bevono birra
  1. Se puoi scegliere ordini una session beer solo con luppoli europei
  2. Hai bevuto tutti gli stili europei. In loco.
  3. Cerchi un volto amico per commentare “Chi cazzo è?” riferito a uno che ti ha appena salutato con rispetto ad un festival.
    Ah, tu c’eri alla prima edizione.
  4. Dici cose tipo “La vera Super alla spina del Baladin…” o “La Bibock di una volta…
  5. Tu c’eri.
    L’hai bevuta prima che non la facessero più.
    L’hai vista nascere.
  6. Non sei un fan dei danesi. Tutti.
  7. Se parli di Kuaska lo chiami “Lorenzo”.
    Fai una pausa e poi aggiungi “Kuaska”, perchè i ragazzi non sanno.
  8. “Sono <nickname> di IHB, ma tu forse non hai fatto in tempo a leggerlo. C’è Google Groups comunque”
  9. Quando il Colonna vendeva Tennent’s tu eri già in stato in Belgio.
    Meglio se coi mezzi pubblici.
  10. Spesso pensi “Che puttanata!” assaggiando birre Disneyland.
    Ma non lo dici quasi mai.

Autore: Tyrser

Sotto ai venti litri è degustazione: scrivo una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti

12 pensieri riguardo “I dieci segnali che sei un vecchio del bel mondo”

  1. Ciao Tyrser,
    leggo sempre il tuo blog e mi piace molto l’ironia che spesso usi per commentare “usi e costumi” del mondo della birra artigianale. Ho notato che spesso “punzecchi” i neofiti, specialmente se invaghiti (quasi assuefatti) delle birre più estreme e modaiole (a ragione aggiungerei).
    Io faccio parte della generazione di bevitori Under 25, quindi bevo birra artigianale solo da qualche anno e consapevolmente da ancora meno. Ho notato con dispiacere che quella che nelle tue parole mi sembra essere della semplice ironia si trasforma in alcuni personaggi della vecchia guardia in vera e propria spocchiosità, in pieno stile “ma che cazzo ne vuoi sapere tu”. Che poi per carità, è sicuramente vero… Però non è una colpa o un handicap aver iniziato a bere bene più tardi, specialmente se la ragione è di natura anagrafica. Insomma, nonostante la netta maggioranza dei publican sia molto disponibile e fonte di consigli, annedoti, suggerimenti c’è qualcuno che forse questa storia dell’essere “vecchio” l’ha presa un po’ troppo sul serio. Non vorrei che alcuni godessero del fatto di far parte di una nicchia.

    1. Riccardo,
      all’apparenza fa sorridere il fatto che si parli di “generazioni” nello spazio di tre lustri ma, stranamente, lo spazio-tempo di questa passione sembra diverso dal calendario classico.
      Il tono di questo post è ironico, ma dal tuo commento sembra che tu, che la vedi dall’altra parte, la “subisca” in modo poco divertente.
      Non credo che chi sia davvero appassionato possa fare discriminanti di età, esperienza o galloni sulla divisa.
      Se chi si avvicina alle cose con curiosità e umiltà porterà sempre a casa qualcosa. Oggi è tutto più facile: nei pub italiani ci sono birre che 5/7 anni fa o andavi a bere all’estero o manco sapevi che c’erano. Forse è quella gavetta, quella difficoltà nel bere una Schlenkerla o una Real Ale fa ora dire a dei trentenni abbondanti “‘sti giovani hanno tutto e subito” con un misto di invidia e disprezzo.
      Come in tutte le cose non esiste una strada giusta per arrivare alla conoscenza e non esiste un percorso giusto da fare ma solo la strada che ognuno di noi fa.
      Dall’alto della mia “esperienza” posso dirti che non è difficile entrare in questa “nicchia”, o meglio nella nicchia giusta per te, devi solo svuotare un po’ di bicchieri e capire dove e come ti sei riempito, a parte che di alcool…

      PS
      Se mi dai qualche spunto facciamo anche i “dieci segnali che i vecchi sono da rottamare” o “I vecchi da rottamare anche senza incentivi”… 😉

      1. Ci tengo solo a precisare che come già detto nei tuoi posto colgo solo della sana ironia!
        Comunque non voglio rottamare nessuno, non mi fate passare come il Renzi della birra artigianale ahahahaha

    2. Il punto credo che sia che una volta i neofiti partivano dai classici (belgio/germania), arrivavano alle “stravaganze” e poi maturando (nel gusto e nella testa) tornavano ai classici per riservarsi una scappatella ogni tanto con le imperial*.* con ibu a 3 cifre.

      Forse al giorno d’oggi, grazie alla maggior diffusione, i neofiti cominciano direttamente dalle birre “disneyland” snobbando i capolavori e dimostrando essi la spocchia di cui tu parli verso gente che magari beve birra in giro per il mondo da 20 anni e che al bancone si sta scolando il quarto litro di StilePils™®©℗

      1. Concordo. E metto il carico: la barriera è anche che un tipo di appassionati non concepisce che uno “si dica appassionato e beva solo pigne danesi” e l’altro non concepisce che “La PerPerBitter? Le belghe classiche sono come le industriali”. Per fortuna al giorno d’oggi c’è scelta per tutti.

  2. …Concordo col Turco sulla foto di Kuaska, è bellissimo!!!

    Rispondendo a Riccardo, traggo spunto da una discussione avuta l’altra sera con un gruppo di ragazzi appassionati…Premettendo ovviamente che l’età anagrafica non può avere un ruolo negativo nella vicenda, a parte l’invidia che suscita gente di vent’anni più “giovane” di te (me) arrivato alla fatidica soglia dei 40…
    Si discuteva proprio sull’immagine alle volte distorta che il “neofita” ha della birra artigianale attuale, e soprattutto dei personaggi ad essa legati. La discussione (ovviamente) è partita da Mikkeller e di quanto buone o belle siano le sue birre (o sia bello lui)…Il VERO problema è che per molti neofiti avere tutto a disposizione a casa, toglie spesso la voglia di viaggiare e fare esperienza direttamente ai birrifici, conoscere il birraio, confrontarsi con la sua realtà. Si sentono frasi come “Salto il Belgio per andare a trovare il Menno al De Molen” suona abbastanza aberrante, ma non per un “vecchio”, ma per la birra in generale, suscitando anche un pò di tenerezza nei confronti di chi la pronuncia…

    Visitare un birrificio, passare una volta nella vita da De Dolle, bere Redor Pils della Dupont dalla vecchia di fronte al birrificio, girare per gasthaus a Bamberga e immergersi nella loro realtà secolare, Bersi una birra a casa del birraio di Narke le cui Kaggen del 2005 vengono vendute su EBay al prezzo della sua Golf scassata, la magia di posti come Cantillon…Tutto questo e mille altre esperienze aiutano a CAPIRE cosa si sta bevendo in quel momento…Oltre che andare al festival a Copenhagen che trovo comunque altrettanto costruttivo…
    C’è gente nel nostro mondo attuale che parla, scrive di birra SENZA ESSERE MAI ANDATA IN NESSUNO DI QUESTI POSTI! E la cosa brutta è che per parecchi neofiti tutto questo non fa la differenza. Quei posti sono là, ci sono sempre stati e probabilmente sempre ci saranno, ma sembra che per il tracannatore seriale di luppolo tutto questo sia superfluo…Fino a che magari spinto da una divina concezione, si spinge fino a quei luoghi e la sua “vita birraria” cambia, per sempre, come è successo a noi.

    Cioè Riccardo, non avete più fame (o sete) o non sapete nemmeno di averla…Alle volte è frustrante perchè è come spiegare un’alba a un cieco, non si tratta di nicchia o settorialità, cerca di capire, c’è anche un pò di delusione nel vedere che il neofita “pensa di conoscere” perdendosi poi quello che è forse il lato più bello di questa passione…

    Grande articolo Marco, poi alla vigilia del derby mi sento così poetico…

    1. Aggiungo che, secondo me, quello che differenzia la passione dalla mania è proprio il confronto.
      Maniaco (all’eccesso) è quello che si beve 1000 sorsi di 1000 birre per metterle su ratebeer.
      Appassionato (all’eccesso) è quello che si fa 24 ore di viaggio per bersi la stessa birra che ha alla spina nel suo pub ma con chi la fa, con chi la vive e con chi la ama.

    2. Colonna, hai perfettamente ragione. Secondo me infatti da un lato c’è chi pensa di saperne troppo e dall’altro chi ritiene l’interlocutore un totale ignorante… Non in tutti i casi ovviamente.
      Secondo me voi “vecchi” avete avuto la fortuna di vivere tutto come un’assoluta novità, noi quella di aver potuto bere vicino casa birre migliori di quelle del supermercato.
      Questo può aver creato una certa confusione nella quale agli inizi ammetto di essere finito in pieno e vedo che per alcuni l’aver provato tutte le IPA rintracciabili su Roma equivale ad avere la cultura di Kuaska… Però non tutti ragionano così. Insomma, per capirci… Non è detto che un giovane sia necessariamente ignorante o strafatto di IBU.
      L’importante secondo me è che ci siano curiosità, passione e amore per la birra artigianale e alla fine un punto d’incontro si trova.

      1. Hai assolutamente ragione 😉

        ieri comunque rimanendo in tema hanno chiesto a mia moglie perchè non si è scelta un marito più giovane, lì cala il sipario…;-)))

        Seriamente non bisogna mai sentirsi arrivati, si perde il gusto della sorpresa, che è sempre dietro l’angolo di ogni nuova scoperta. Purtroppo per molti la fine del muro rappresenta la fine della via, e rimangono lì convinti dei propri pensieri, senza nemmeno fare capoccella al di là del muro stesso…Peccato.

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