CAT | Destinazioni birrarie

Il lato bottiglie dello stand Oliver Twist
Stoccolma mi mancava; il nord Europa con tutto il suo movimento mi affascinava; lo Stockholm Beer Festival è stata la scusa giusta per rompere gli indugi.
Dopo casini logistici (non trovavo la via dell’hotel, non trovavo il terminal degli autobus, non trovavo il festival…) entro finalmente alle 5 di un giovedì grigio nel regno nordico della birra.
Non ci sono le Valchirie a scortarmi e allora faccio un giro esplorativo. Il festival mi sembra subito molto bello e curato: più simile a Rimini che al CAMRA, dietro agli stand c’è la mano di un allestitore e gli espositori ci tengono a presentarsi al meglio: anche le micro più piccole hanno la loro batteria di spine pronta a colpire.
Comincio con la God Ale di Nils Oscar, più che il nome mi attira la gradazione 4,7° : la più bassa che trovo girando un po’ tra le spine. Questa ale ambrato scuro non mi colpisce per nulla: un po’ di acidino da malti e pure un po’ di cartonato mi fanno pensare: “cominciamo bene, le pesco pure in svedese…”
Ok faccio un salto all’Oliver Twist, lato bottiglie: una decina di metri di bancone, con 10 frigo vetrina alle spalle e una bella fila di bottiglie americane: ho visto beershop meno forniti negli USA. Saluto Jorgen e attacco con la doppietta Racer 5 e Odell IPA. Odell si conferma uno dei miei produttori preferiti: una (A)IPA come si deve, luppolosa e maltata il giusto. Approvato! Racer5, una conferma ad altissimo livello: mentre io la bevevo a Denver vinceva l’oro… sinergie!
Bene adesso con la bocca asfaltata vado a caccia di svedesi. Lavo il bicchiere nel lavandino dell’IKEA (ok tutto mi sembra un po’ IKEA…) e attacco: Skebo Herrgårdsporter , 5% pastosa e molto amara, con naso di frutta rossa e lieve acidino in bocca, superato dal tostato e dall’amaro finale. Poi passo alla Nynäshamns Sotholmen Extra Stout, 7% luppolata con un tostato ed un amaro molto ben bilanciati in bocca. Prendo poi una Jämtlands Pilgrim, Ale ambrata che non mi dice molto, troppo luppolo per lo stile ma la accompagno con un ottimo Kebab di renna che diventerà il mio cibo da festival nei giorni seguenti…
Ok cambio registro, sono le 7 passate e la gente comincia ad arrivare in massa, quindi attacco alcuni grossi calibri : sosta all’OT per resettare la bocca con una Left Hand 400 pound Monkey , una IPA ancora in fase sperimentale: elegante e delicata in bocca con ottimo amaro e naso complesso. Ottima.
Bene e adesso mi do alla follia: 100Kr (10 euro) per 1 cl di lei, la chimera, la terra promessa, l’araba fenice della birra: Sam Adams Utopias 2008. Una ragazza me la serve in un ditale di plastica e mi mette la bottiglia sul bancone dicendomi: “Wanna play?” Intendeva dire che potevo aprire e chiudere gli sportelli che rivelano la faccia di Sam Adam… contenta lei. Com’è? Onestamente: una Xyauyù etilica e fortissima, che perde la bevibilità e anche un po’ di aroma e guadagna di corpo. Vaniglia al naso con caramella mou e caramello. In bocca l’alcool punge troppo. Ma alla fine sei contento di averla provata. E se ricapita un secondo giro me lo farò.
Altro giro sulla giostra: Thomas Hardy dal cask: 80Kr per 12 cl. Al naso succo di pera, ossidata e non ancora complessa come dovrebbe, è forse giovane, punge un po’ d’etilico. Ma va giù benissimo e scalda il cuore.
Traballo un po’, è ora di cena e decido di uscire. Solo che “inciampo” in una verticale di Närke Stormaktsporter: versione 2007 e 2008 sia della base che della kaggen. Sgancio 200Kr e mi becco 5cl. Di ognuna. Blocchetto alla mano segno le note. No aspetta. Ferma tutto. Me le gusto così senza scrivere. Ping pong da una all’altra. Wow. Il Valhalla. Eccolo. Divine. Best of best la Kaggen 07, secca, equilibrata e di una classe impeccabile. La Kaggen 08 è un filo più complessa ma l’acool in più (9% la 07, 9.5% la sorellina) mi pare più pungente. Le porter vanno dietro alle sorelle barricate in sintonia perfetta. Meno rotonde e meno etiliche sono davvero da applausi.
Applaudo ed esco. Meta l’OT per cena. Ma questa è un’altra storia….
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Ma Che Siete Venuti A Fa’ – Roma
2 Comments · Posted by Tyrser in Destinazioni birrarie, Locali da visitare, birra artigianale
Roma Caput Mundi e non ci sono mai stato. Vergogna. Arrivo in città un giovedì, ora di pranzo, caldo torrido e mi viene subito sete. Capisco perchè sono qui.
Prendo confidenza con la città: mezzi pubblici e quattro passi, senza alcun problema arrivo in via Benedetta, quasi guidato da un richiamo inconscio.
Vedo l’insegna, la scritta e lo so, lo so cosa sono venuto a fare.
Vedo il mio ospite con una maglietta psichedelica che mi accoglie in strada come se ci fossimo visti il giorno prima a casa mia. Bella. Lo lascio ai suoi problemi ed entro. Il locale è piccolissimo, il banco sulla sinistra e sulla destra un corridoio trafficatissimo di fusti. Legno consumato, vissuto, gente che si gusta una birra appollaiata sugli sgabelli. Spine. Zoigl e Kriek sono le prime de cartucce di una serata lunghissima. Mi siedo lì, al banco, e non mi muovo più. Toronado riflesso. Già. Bella. Manuele si attacca alle spine, per 5 ore da solo ristora tutta la via, ma a me sembra tutta Roma: ci danesi che sono beerlover, le spagnole che chiedono un mojito ma vengono dirottatte su una Moinette che le stende come un treno.
Quello che ordina “cantillo” perchè “je piace l’etichetta”, quello che vuole una beck’s, quella che “se non è in bottiglia mi fa schifo” E Manuele dietro, con pazienza a parlare e spiegare il dolce, il resinoso, il forte, il corpo, l’acido: quanti ne avrà convertiti questo santone heavy? Arriva un altro bicchiere, arrivano gli amici , ma il discorso col banco rimane aperto. Scherziamo con le ragazze, malediciamo l’impianto che fa le bizze, parliamo di passato e di futuro.
Bella. L’atmosfera cruda e asciutta, vissuta e parlante mi avvolge. La vetrina dei cimeli, gli sfottò da derby, i clienti così eterogenei, i soliti, quelli nuovi.
Passione e cuore con tanta disponibilità. Sono le due, la saracinesca scende.
Con Manuele e Lorenzo attacchiamo un giro vintage, tutte zozzerie. Però comunque ce le ricorderemo. Il locale così, immobile e silenzioso ti parla. E lo senti il suo spirito sdrucito e liso che ti scende dal bicchiere e ti riscalda.
Chiudiamo. La prima sera è andata, le altre seguiranno simili, avanti e indietro per Trastevere, dove il fuoco arde di luppolo.Bella!
Info: Ma Che Siete Venuti A Fa’ – Via di Benedetta 25 – Trastevere – Roma
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Atlanta, Georgia – Parte I
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Atlanta non è certo una meta ambita per i beerhunters: CNN, Delta, Coca-Cola non sono grossi richiami turistici per noi italiani. Ma se uno decidesse proprio di passarci un paio di giorni riuscirebbe comunque a bere qualcosa di potabile?
Siamo negli States,e qualcosa di potabile c’è sempre.
Atlanta ha due birrerie: Sweetwater Brewing Company e Atlanta Brewing Company (Red Brick) ed è abbastnza facile reperire i prodotti locali nei vari pub della città: ad Atlanta ogni pub che si rispetti ha una lista di birre che comprende sempre una sezione “local” con le birre del proprio stato e anche i locali commercialissimi hanno comunque un paio di spine craft.
Inoltre in città ci sono anche alcuni brewpub.
Ero alloggiato a downtown: ho visitato solo locali nel raggio di un paio di miglia dal centro, facilmente raggiungibili in taxi o a piedi.
The Porter
Indirizzo: 1156 Euclid Ave
Il pub è abbastanza fuori dal centro, ma in una zona piena di locali.
Non è molto grande ma è accogliente: arredato in legno con uno stile molto southern da distillatori clandestini.
Le spine sono ben fornite: molte le birre straniere (belghe) presenti e anche US.
Alla spina vengono servite pinte e mezze pinte americane.
Ottima l’idea dei “taste a tema”: 4 bicchieri da 4oz di quattro birre diverse ma simili. Io ho preso le IPA e i Winter Warmer saltando quello delle belghe di natale.
C’è anche una selezione di bottiglie interessante.
Il cibo è buono e tipicamente da pub (era la mia prima cena negli USA quindi non avevo ancora a noia il pub food;-) ) con qualche digressione interessante: cozze alla belga, wurstel alla bavarese e pesce.
Il servizio cordiale e tempestivo: si aspetta poco e nonostante il locale fosse pieno non cercano di mandarti via.
La birra Weyerbacher Double Simcoe IPA Piny,resinosa ed estrema. Un pugno di luppolo, benvenuti negli States.
Taco Mac Metropolis
Indirizzo:933 Peachtree St NE
Ci vado di domenica per cena, i Falcons giocano la partita che li porterà ai playoff e il locale è pieno.
Chiedo un tavolo e mi dicono “40 minutes”… vado ad aspettare al banco.
Il locale ha un numero enorme di spine (sulla brochure ne sono indicate 140..) e di bottiglie, ci sono un bel po’ di commerciali ma anche tante tante craft beers. Serve pinte e mezze pinte americane. Attacco con una Avery IPA per la nostalgia di Denver e poi con una 60 minutes.
Bevo in piedi in un angolo e consulto il menù. Solito cibo americano: burgers, steaks, burritos e pollo.
Dopo mezz’ora rintraccio la cameriera e chiedo del mio tavolo. mi risponde che, essendo andato al banco, ho perso il mio turno: “50 minutes”. Me ne vado.
Locale tipicamente americano per famiglie, molto affollato. Vasta selezione di birre (alcune viste solo lì). Personale mediamente scontroso, molto sotto agli standard della città.E non hanno la minima idea di che birre stiano servendo. Dopo i primi 5 minuti di euforia per il paradiso con 100 spine si capisce che c’è di meglio. Ho letto che spesso hanno birre “stale”: cioè “posse”, come il pane del giorno prima…
La birra Dogfish Head 60 Minute IPA semplice e soddisfacente, la troverò in ogni locale di Atlanta e nel frigo in albergo. Ah $8.99 per un sixpack…
[to be continued....]
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Toronado – San Francisco
5 Comments · Posted by Tyrser in Destinazioni birrarie, Pub e luoghi birrari, USA, birra, birra artigianale
San Francisco: Golden Gate e Cable Car sono nella mente di tutti, quelli normali. Nella mia c’è il Toronado.
Uno dei posti più brutti ma più belli del mondo. A metà di una maledetta strada in salita c’è una porta bianca, aperta a metà, la metà superiore. Entro timoroso. Posto piccolo, liso, consumato. Bancone a destra. Trovo uno sgabello. Il publican sembra un po’ la versione asciutta del cantante dei Limp Bizkit, tutto coperto di tatuaggi, in nero come la notte. Cattivo.
Ordino “Pliny the Elder”. Mezza pinta. Mi guarda malissimo.
“Two bucks” : il prezzo del paradiso. Due dollari sul bancone. Adesso voglio la Alaskan Smoked Porter! Mi ignora. “Half pint”.” Mi ignora. “Sorry”" Mi ignora.Dopo qualche giro dietro al bancone a distribuire pinte come un funambolo mi urla dietro dicendomi che non mi serve perché prima da la birra a chi lascia la mancia. “The American Way”.
“Fock”, come dice lui, con quella O che sembra un pugno in pancia. Vorrei alzarmi e andarmene mandandolo a cagare. Ma no. “E’ la California” penso.
Arriva la seconda mezza pinta. Allungo 5 dollari e non prendo il resto. Ho capito il movimento. Let’s dance.
IPA, DIPA,Porter,Stout, Pale… il paradiso del luppolo facendo slalom tra le belghe sulla lavagna.
Sono seduto da qualche ora su quel trespolo. Fine primo round.
Il giorno dopo torno. Mi saluta. “Hey Dude”. Fock sono a casa. E via di pinte Pliny, birra a caso, Pliny, Blind Pig, birra a caso, Pliny… Un ping pong tra Cilurzo e il resto del mondo. Converso con un afroamericano che odia tutto l’Arizona e beve Weisse tedesche col limone e una coppia dell’Oregon pazza per l’Italia e il ciclismo (di cui so quasi nulla…) che svuota pinte di DIPA californiane guardandomi come se fossi un marziano perché sono stato in Belgio, ma davvero…
Arriva anche la salsiccia presa dalla ragazza punk nel “negozio” a fianco, che ha tre tipi di consulazioni: inside, take away e Toronado…
Altre pinte…Ogni tanto lo scuro mi ricaccia indietro i bucks: “It’s mine dude”. Wow. Comincio anche a capire quella strana lingua che parla, farcita di parolacce con accenti da Geordie e di parole che credo farebbero arrossire i Geordie suddetti, se solo le capissero…
Ordino una Cuveè de Tomme (faccio lo splendido) e lui mi da un pugno sul pugno in segno di approvazione: “This is California dude” penso.
Il Toronado è sicuramente uno dei pub più famosi al mondo. Non ha un numero impressionate di spine, una quarantina, e una quarantina di bottiglie.
Serve SOLO birra (io non ho visto altro… e non oserei chiedere altro…), per il cibo alla sua sinistra c’è un venditrice di ottime salsicce con una ventina di tipi diversi a “menù”. Il Toronado ha anche quattro o cinque tavoli, ma credo che per trovarli liberi sia necessario il bivacco. E ricordate “Tipping is not another fuckin’ Chinese town”
Info: Toronado – 547 Haight St. – San Francisco
L’ispirazione per questo post viene dal blog di Leo Hoppy Hour e dal suo post “Saldi!“
birra · california · locali · pub · san francisco · toronado
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Wenlock Arms – Londra
2 Comments · Posted by Tyrser in Destinazioni birrarie, Locali da visitare, Pub e luoghi birrari, UK, birra
La prima volta che ci sono stato pioveva che Dio la mandava.
Dentro c’ero solo io e un anzianotto locale.
Chiedo una mezza pinta, e la tipa al banco mi guarda male e dice qualcosa di incomprensibile (“femminuccia” penso fosse troppo elegante).
Io continuo il mio giro di mezza pinta di ogni birra (8 credo) e prendo pure un Salt Beef sandwich .
A un certo punto entra un secondo anzianotto che ordina due pinte diverse: sorsatona dal primo bicchiere e poi ci versa dentro un po’ della seconda birra.
E va avanti così facendosi pinte “spruzzate” con la seconda birra.
Io intanto finisco il mio giro. E ordino una pinta di una stout che mi era davvero piaciuta. Il primo anzianotto “Finalmente bevi da uomo”. la “barista” : “stava cercando quella che gli piace”. Secondo anzianotto: “Io me la faccio da me”
Lascio il divanetto e passo un’oretta coi due anzianotti a parlare male dei francesi che avrebbero giocato contro l’Inghilterra il sabato e a demolire tutti gli stereotipi che avevano sugli italiani.
Smette di piovere, saluto ed esco. L’anzianotto mi saluta con un bel “Parli troppo bene l’inglese per essere italiano” e il secondo, rivolgendosi al primo “Hai bevuto troppo e sono solo le 4…”
Adoro quel posto…
Info: Wenlock Arms, 26 Wenlock Road, London
