Estate 2012 – Appunti di viaggio

L’idea di questo post è quella di essere una sorta di blocco degli appunti dove inserire le impressioni generali che ho ricavato quest’estate. In seguito approfondirò alcuni temi con “consigli” su cosa mi è piaciuto bere.

A una settimana dal ritorno da un paio di settimane attraverso l’Europa birraria sento già la nostalgia delle giornate passate ad aggiornare i profili sensoriali del mio palato, a tarare il mio olfatto e a sviluppare la mia conoscenza dei nuovi e vecchi trend del vecchio continente (leggi: “bere” ndr).

Questi giorni mi hanno portato a riflettere su molte cose, e questo post riassume, a mo’ di elenco, le opinioni sparse, le sensazioni e le scoperte di questa vacanza/aggiornamento.
Svilupperò in seguito alcuni punti in post specifici, con i miei “consigli” e le mie impressioni su cosa e dove bere quello che mi è piaciuto di più.

  • Gli italiani sono dappertutto. Non passava giorno che non incontrassimo un appassionato che era “in giro a bere”
  • Le birre italiane al GBBF hanno fatto una gran figura. Siamo pronti per avere un banco nostro, spine nostre e orgoglio nostro. Grazie a chi era lì per la causa. Siamo l’America del vecchio continente.
  • A Londra qualsiasi ventata “nuova” mi sembra copiare gli USA: dalla tap room “a muro” a i mille frigo stracolmi, dall’American BBQ alle Imperialate varie. Un nuovo che a me sembra vecchio.
  • A Londra non si beve benissimo: in luoghi sacri come il Wenlock o il GBBF il 50% di quello che compravo lo buttavo. Arrotondando per difetto.
  • Sheffield è tradizione e innovazione, lassù sanno come si fa birra ecome la si serve (e come la si beve…)
  • La Capsule a Lilla è un posto splendido: con un po’ più d’esperienza e senza lasciarsi guidare troppo dall’etilometro diventeranno grandissimi (leggi, meno pigne)
  • Cantillon è uno dei 5 migliori pub al mondo, definitivo.
  • La IV Saison è tornata su buoni livelli, ma per fortuna che c’è la Zinnebier.
  • Le Koelsh “industriali” sono inquietanti: ne bevi 25 e non te ne accorgi. Ma poi finisci i soldi e smetti.
  • Andreas Gaenstaller è il miglior birraio di Germania. Forse d’Europa, Italia esclusa per impossibilità di confronto.
  • In (nord) Franconia ti riappacifichi col concetto di “birra da bere” e con l’uso di poche parole per definire la birra che bevi.
  • In Germania le birre sono carbonatissime. La Bertier di fantozziana memoria era naturale a confronto. Perchè?
  • Mahrs Bräu è tornata con una U in forma. E presto con novità quasi incredibili per la Germania tradizionalista…

L’immagine è un’elaborazione della copertina dell’album “Appunti di viaggio” di Paolo Conte © 1982 edizioni musicali RCA Musica

La nazionale della birra o la birra nazionale?

Se i giocatori azzurri fossero birre, quale birra sarebbero? E se gli europei si giocassero al pub quante possibilità di vittoria avremmo?

Prendo spunto dal divertente post di Andrea su Cronache di Birra per tentare di fare un parallelismo tra i giocatori della nazionale italiana e alcune birre di spessore della scena brassicola di qualità del Bel Paese. Quella che segue è la formazione-tipo, o almeno quella che sembra esserlo in questo momento. Se l’avventura proseguirà a lungo, magari ci scapperà un aggiornamento, con qualche birra aggiuntiva.

Buffon
In porta ci va un solido colosso, un giocatore di  certa esperienza e di innegabile fama a livello mondiale. Vero ambasciatore del Made in Italy, innovatore che ha fatto scuola. Per me il portierone è la Panil Barriquè.

Bonucci
Non sei certo un idolo delle folle ma ci sei, e il tuo lavoro lo fai. Certo nei cuori degli appassionati ti scontri con passati gloriosi ma dato che si gioca in undici anche tu hai il tuo posto. Per me sei la Seta del Rurale. In certi casi fai la differenza.

De Rossi
Uomo d’esperienza e di origine romana. Al centro della difesa ci vedo bene la ReAle, tradizione con una spolverata di estro, sperando nel fair play anglosassone. E comunque qualche spintone lo regala, che non fa mai male!

Chiellini
Tanti sorrisi ma quando c’è da picchiare si picchia. Perché l’attacco vende i biglietti ma la difesa vince la partita. Una Confine ci sta, a tracciare barriera (si spera) invalicabile.

Pirlo
Classe, esperienza e genio. Tipopils. E non smetti mai.

Maggio
A fare su e giù per il campo ci si logora, quindi ci vuole qualcosa di leggero che lasci lucidi per un passaggio illuminante: ci vedo bene l’Ortiga, birra da lunghe prestazioni.

Thiago Motta
Scuola straniera, lavoro nascosto, esperienza e propensione al colpo da ko. E’ la Tripel di Extraomnes, che ha bisogno anche lei del secondo nome sulla maglia per affermare la propria unicità.

Giaccherini
Tanto lavoro ma il peso di venire da una scuderia vincente e di non averne forse tutti i numeri. Il confronto coi compagni è ingeneroso. Per me è la Nazionale, con un nome così non poteva rimanere in panchina all’inizio. Ma potrebbe tornarci…

Giovinco
L’arma segreta, da mettere in campo quando serve, per cambiare le sorti del match e portare a casa la vittoria. E’ la BB9, che sembra la sorella piccola della BB10, ma mentre tu lo pensi lei la mette nel sette.

Cassano
Genio e sregolatezza. Per molto tempo sta quasi a dormire e poi, si spera, arriva il colpo da applausi. La Mummia è il numero dieci.

Di Natale
Stoico, esperto e di qualità, ma spesso sottovalutato nei grandi palcoscenici in cui si cerca all’estero quello che lui offre tutte le domeniche. Per me è la Patela: temuta dalle difese, ti affonda al primo spiraglio.

 

Io, Vimercate e il Paradiso

Passione per la pizza a Vimercate. In un piccolo centro commerciale ho trovato una grande pizzeria d’asporto con passione per gli impasti, ingredienti di prima qualità e birre buone. Ho detto che si chiama “Paradiso”?

Pizza del paradisoA volte certe cose ti colpiscono inaspettate. Capita che un sabato sei in giro e un amico ti invita a pranzo.
Arrivi e all’indirizzo corrisponde un centro commerciale. Uno di quelli prima maniera tutti colorati, quasi inchiodato agli anni ottanta e con dentro una parrucchiera, un negozio di animali, un “tutto a un euro” e una pizzeria al taglio.

Cartoni da asporto impilati, tovaglie di plastica e sedie scompagnate. La luce blu al neon fa brillare la scritta “Paradiso” che ricorda un po’ il Drive In.

Dentro un pizzaiolo che lavora sodo e gente che beve birra mentre mangia una fetta di pizza. Birra. Ti aspetti la Prinz da 66 e invece è la Pils del Carrobbiolo, la Bitter dell’Orso Verde o la Scighera di Menaresta.
Ok da bere ce n’è.
Ci sediamo e proviamo ad ordinare ma Marco, il motore del Paradiso, dice che fa lui, che dobbiamo provare.
La prima pizza arriva quando le bottiglie sono già vuote, la 1056 è impressionante per quanto poco ti voglia tenere compagnia nel bicchiere.
Fame e primo morso. Cazzo. Sì perché quando ci vuole ci vuole. La pizza è buonissima. L’impasto è alto il giusto, cotto il giusto e buono. Molto più del giusto.

Ho condiviso con gli amici 5 pizze (le birre non si contano, vero?), tutte buonissime, e lo avete capito. Gli ingredienti sono tutti di prima qualità ma è sulla cura dell’impasto che il Paradiso gioca le sue carte: utilizzo di trebbie direttamente dai birrifici, utilizzo di farina di mais locale e di altre farine miscelate per dare esattamente l’effetto voluto da Marco. Non faccio classifiche perché dovrei prendere la residenza per provarle tutte prima di esprimere giudizi.

Usciamo, sapendo che torneremo presto. Questo posto è favoloso, un diamante nel cemento. Ruvido e senza fronzoli, con la forza di chi sa che è il proprio prodotto a parlare e non l’arredatore.

I ragazzi hanno una passione che lievita come i loro impasti e sentirli parlare delle scelte, del Salone del Gusto e degli ingredienti, di come non vogliono essere “confinati” nei disciplinari della pizza napoletana ed essere liberi di creare li fa sentire vicini alla filosofia che muove i nostri birrai.
Andateci perchè la passione per la pizza si è fermata a Vimercate.

Ecco un piccolo estratto della filosofia del paradiso, direttamente dal sito da cui ho preso la foto.

Il Paradiso della Pizza è una umile pizzeria d’asporto che cerca di proporre sapori semplici e genuini.

Il Paradiso della Pizza vi propone una pizza fatta con ingredienti semplici, ma di qualità, ma soprattutto propone la sua idea di pizza che spera che voi possiate condividere ed apprezzare.

Il paradiso della pizza – via Passirano 20 – Vimercate

 

Io, gli anniversari e il Maestro

Oggi Michael Jackson avrebbe compiuto 70 anni. Un brindisi è dovuto.

Michael Jackson  - Beer Hunter
Michael Jackson - The Beer Hunter

Oggi Michael Jackson avrebbe compiuto 70 anni. Ma chi era ed è Michael Jackson? Semplicemente la voce più influente e autorevole nel modo della birra, una sorta di padre putativo di tutti noi.

Con i suoi scritti, le sue conferenze e le apparizioni televisive instancabilmente promosse e divulgò l’idea che la birra non fosse solo una bevanda ma che ci fosse qualcosa di più profondo,da capire, ascoltare ed amare.

Fondamentale fu la sua opera di catalogazione e definizione delle birre. Prima di lui l’idea di “stile birrario” non era neanche lontanamente diffusa. E’ quindi grazie al maestro se oggi possiamo definire uno stile di birra, assaporarne il gusto e perderci negli aromi e studiarne la storia e le tradizioni, alla scoperta delle storie perse in fondo al bicchiere.

MJ inoltre è stato il primo Beer Hunter rivoluzionando il modo di intendere la birra: non più solo una passeggiata verso il pub locale per bere una pinta ma un viaggio verso le radici della conoscenza e delle tradizioni.

Perchè capire e conoscere i “segreti” e i perchè alla fonte sono la base per capire e godersi quello che si sta bevendo.
Era dotato di una scrittura splendida e della grandiosa capacità di sintetizzare e di spiegare con pochissime parole esattamente quello che c’è nel bicchiere.

Ed era una persona di spirito, davvero: infatti per parlare del morbo di Alzheimer, che ce lo ha portato via, scrisse un suo ultimo pezzo dal titolo “Non sono ubriaco”.

“Un uomo che non si preoccupa delle birre che beve che potrebbe anche non preoccuparsi del pane che mangia. La birra potrebbe essere stata la base della dieta dell’uomo prima che il pane fosse inventato, e questi due alimenti primari sono paragonabili in quanto strettamente correlati. Entrambi possono costituire una mera esperienza quotidiana o un piacere raro. In ogni caso, ciò che cerchiamo è una misura di ciò che ci meritiamo.”

Dalla prefazione di The World Guide To Beer (1977)

 

Abbinamento birra e piatti vegetariani

Schigi in persona mi consiglia dei piatti vegetariani da abbinare alle birre di Extraomnes. Missione impossibile o matrimonio d’amore?

extraomnesCi sono cose strane che succedono quando una birra arriva alle labbra del suo bevitore designato, un po’ come quei giochi di sguardi nei film romantici o in quei versi di quella canzone che sembra perfetta per quel momento: la scintilla accende un fuoco che non si spegnerà più.
Ultimamente mi è capitato di vedere i successi di due birrifici relativamente nuovi, anche se di nuovo non hanno proprio nulla dato che chi c’è dietro frequenta il nostro mondo da anni.
E sono Brewfist ed Extraomnes, i due emergenti del 2011 e colossi del 2012.

In particolare il birrificio di Marnate ha fornito svariate gateway beer (con gateway beer si intende la birra del non ritorno; quella che ti fa passare da bere bottiglie da 66 a canna a spendere le serate sugli sgabelli di un pub, possibilmente ad almeno 500 chilometri da casa) a persone che la birra buona la frequentavano poco.
Dall’assalto alla Tripel dell’IBF 2011 alla discesa romana con tanto di pischelli che trincano Straff dalla bottiglia a notte fonda le birre di Extraomnes hanno un appeal che va oltre i canoni ordinari a cui siamo abituati.

Per questo motivo ho chiesto a Schigi, il pastore del matrimonio d’amore, ovvero abbinamento birra/cibo, amico e mentore birrario senza eguali di consigliarmi un abbinamento per ognuna delle “sue” birre.
Per aumentare il coefficiente di difficoltà ho inserito la variabile “vegetariano” perché, alla fine, volevo complicare le cose al sommo.

Ed ecco quello che è venuto fuori, troppo bello per tenermelo solo per me

Blond
La sua morte sono i frittini di verdura, tipo tempura, cucinati con una pastella leggera (ad esempio con farina di riso e Blond ghiacciata)

Zest
Falafel in cartoccio, degno accompagnamento per una “birra di strada”.

Saison
Andiamo in Provenza: da accompagnare a una zuppa di verdure e pasta con pesto, la Soupe au Pistou, ma anche una semplice pasta al pesto.

Tripel e Straff
La scelta cade su qualche verdura un po’ amara come ad esempio i carciofi alla giudia o una minestra di fave e cicoria.

Bruin
Da provare con un misto funghi in padella, con tanti porcini e finferli.

Donker
L’abbinamento più difficile e complesso: il “Risotto con i capperi di Pantelleria e polvere di caffè Haiti” di Alajmo, con i dovuti aggiustamenti sul brodo e sul burro

Kerst
Ci spostiamo sul dolce: Tarte Tatin con una brisè (che può essere preparata anche con una margarina vegetale)

Sfido qualsiasi carnivoro integralista a non lasciarsi tentare nella prova di questi abbinamenti.
E ovviamente accetto suggerimenti differenti.
Buon appetito!

 

Io, Sam e le risposte

Le mie risposte alle domande di Sam Calagione sulla situazione birraria in Italia

Sam CalagioneNel post precedente ho parlato di come Sam Calagione fosse interessato alla scena birraria italiana e di come mi avesse chiesto alcuni dettagli sui rapporti tra appassionati e birrifici.

La prima domanda che mi ha fatto è stata “Che ne pensano gli appassionati dei birrifici “grandi” come Baladin e Borgo?” Anche in Italia se un birrificio cresce gli appassionati lo guardano male?

Sam è stato autore di un noto “sfogo” su BeerAdvocate contro le critiche ai birrifici più popolari e più “grandi” degli Stati Uniti e contro le loro birre.
Anche alla luce di questo credo che la sua domanda fosse molto pertinente e ho risposto che, anche in Italia, gli appassionati integralisti vedono un po’ con sospetto la crescita dei birrifici. Dalla famosa querelle dell’entrata in Assobirra di alcuni nomi noti in poi le critiche verso il sodalizio Teo Musso + Leonardo di Vincenzo si sono fatte aspre. Dalla scomparsa del termine “non filtrata” al progetto Open, da New York a Roma ognuno poteva trovare un appiglio per parlare “male” di questi due birrifici/personaggi.
E ogni volta che un birrificio cresce, cambia impianto o tecnologia gli integralisti sono subito pronti a dire “non è più buona come una volta” come se il gusto e la qualità fossero inversamente proporzionali alle dimensioni dell’impianto.
Io penso che ognuno sia libero di esprimere il proprio parere e le proprie perplessità sulle scelte fatte da alcune aziende.
Ma il fulcro deve essere e rimanere la birra: bevendo recentissimamente la Perle ai Porci (Stout con le ostriche di Birra del Borgo) con il suo salmastro e la sua ruvida eleganza o la Super di Baladin, con il suo speziato finale (quasi incenso) e la sua morbida dolcezza non posso non dire che siano due grandi birre.
Ben vengano quindi gli ingrandimenti, i materiali, gli investimenti e la professionalità spinta se tutto questo porta ad avere nel bicchiere prodotti di altissimo livello.
Il giudice deve essere il nostro palato, senza pregiudizi. Alla fine dovrebbe interessarci quello che beviamo e non giudicarlo dall’etichetta.

La seconda domanda è stata invece “Gli appassionati di vino come si comportano con la birra? Sopportano, condividono o odiano?”

In Italia la situazione è diversa rispetto agli USA: abbiamo più tradizione e il vino non è solo una bevanda.
Purtroppo gli appassionati e/o i professionisti del vino in Italia spesso hanno dei pregiudizi sulla birra a causa della poco conoscenza del settore o di corsi approssimativi o di mere conoscenze commerciali. La birra non è solo gialla e gasata, e i pregiudizi vanno sconfitti in un solo modo: facendoli bere…
Quello delle birre è un mondo complesso e profondo che necessità volontà di conoscenza e mente aperta, perché lo scopo è quello di provare piacere per quello che si ha nel bicchiere.
Molti appassionati sono tranquillamente bigami, e non c’è nulla di male.

In conclusione mi è sembrato che tutto il mondo sia paese e che anche negli USA gli appassionati guardino con sospetto i birrifici “grandi” e che i beergeek della prima ora vivano di nostalgia piuttosto che di attualità. Il mondo del vino poi, anche oltreoceano, è visto come diretto concorrente sulle tavole dei ristoranti ma gode di una certa nobiltà atavica che è difficile da “combattere”.
In conclusione la grande differenza è che Sam al Macche chiede come ultima birra “qualcosa di americano”; io al Toronado non mi sognerei mai di chiedere qualcosa di italiano…

Per completezza allego quanto scritto da Calagione sul forum di BeerAdvocate

It’s pretty depressing to frequently visit this site and see the most negative threads among the most popular. This didn’t happen much ten years ago when craft beer had something like a 3 percent market share. Flash forward to today, and true indie craft beer now has a still-tiny but growing marketshare of just over 5 percent. Yet so many folks that post here still spend their time knocking down breweries that dare to grow. It’s like that old joke: “Nobody eats at that restaurant anymore, it’s too crowded.” Except the “restaurants” that people shit on here aren’t exactly juggernauts. In fact, aside from Boston Beer, none of them have anything even close to half of one percent marketshare. The more that retailers, distributors, and large industrial brewers consolidate the more fragile the current growth momentum of the craft segment becomes. The more often the Beer Advocate community becomes a soap box for outing breweries for daring to grow beyond its insider ranks the more it will be marginalized in the movement to support, promote, and protect independent ,American craft breweries.

It’s interesting how many posts that refer to Dogfish being over-rated include a caveat like “except for Palo…except for Immort…etc.” We all have different palettes which is why it’s a great thing that there are so many different beers. At Dogfish we’ve been focused on making “weird” beers since we opened and have taken our lumps for being stylistically indifferent since day one. I bet a lot of folks agree that beers like Punkin Ale (since 1995) , Immort Ale (wood aged smoked beer) since 1995, Chicory Stout (coffee stout) since 1995 , Raison D’être (Belgian brown) since 1996, , Indian Brown Ale (dark IPA) since 1997, and 90 Minute (DIPA) since 2000 don’t seem very weird anymore. That’s in large part because so many people who have been part of this community over the years championed them and helped us put them on the map.These beers, and all of our more recent releases like Palo Santo, Burton Baton, Bitches Brew continue to grow every year. We could have taken the easy way out and just sold the bejeezus out of 60 Minute to grow but we like to experiment and create and follow our own muse. Obviously there is an audience that appreciates this as we continue to grow. We put no more “hype” or “expert marketing” behind our best selling beers than we do our occasionals. We only advertise in a few beer magazines and my wife Mariah oversees all of our twitter/Facebook/dogfish.com stuff. We have mostly grown by just sharing our beer with people who are into it (at our pub, great beer bars, beer dinners, and fests) and let them decide for themselves if they like it. If they do we hope they tell their friends about. We hope a bunch of you that are going to EBF will stop by our booth and try some of the very unique new beers we are proudly bringing to market like Tweason’ale (a champagne-esque, gluten-free beer fermented with buckwheat honey and strawberries) and Noble Rot (a sort of saison brewed with Botrytis-infected Viognier Grape must). One of these beers is on the sweeter side and one is more sour. Knowing each of your palettes is unique you will probably prefer one over the other. That doesn’t mean the one you didn’t prefer sucked. And the breweries you don’t prefer but are growing don’t suck either. Respect Beer. The below was my favorite post thus far.

This thread is hilarious. Seriously, Bells, Founders, FFF, Surly, RR, DFH, Bruery, Avery, Cigar City, Mikkeller are all overrated? Since I’m from Ohio, I’ll pile on and add Great Lakes, Hoppin Frog, and Brew Kettle to the list. Your welcome.

Hopefully soon we will have every craft brewery in the US on the list.

 

 

Io, Sam e i pescecani

Sam Calagione di Dogfish Head sbarca in Italia e, dopo una serata all’Open, brassa una birra collaborativa con Leonardo di Vincenzo e Teo Musso. Io c’ero, e ho parlato con lui della scena americana e italiana; ecco un piccolo resoconto

Sam Calagione, fondatore, proprietario e mastrobirraio del birrificio americano Dogfish Head è sicuramente uno, se non il, birraio più famoso al mondo.
Non tanto per meriti, tecnica o quant’altro, ma soprattutto perché è un comunicatore ed è stato protagonista di Beer Wars e, soprattutto, della serie “Il Boss della Birra” per Discovery Channel.
Ho incontrato questo ragazzone tipicamente americano, sempre sorridente e modesto, già un paio di volte ma martedì scorso, grazie all’ospitalità di Leonardo Di Vincenzo ho avuto la possibilità di passare con lui un’intera giornata.

Prologo
Pranzo all’Open di Roma prima della serata di lunedì.
Sono al tavolo col gotha dei pubbari d’Italia: Manuele del Macche, Nino dello Sherwood, Michele del Dome e dell’Abbazia e Andrea dell’Ein Mass. A completare il parterre de rois il Camaschella, che non manca mai;-)
Sam pranza e definisce i dettagli della serata un tavolo più in là Con Teo, Leo e Giacu.
Dopo varie chiacchiere miste e scambi di sgabelli viene da noi e ringrazia i publican perché “voi vendete e supportate le birre artigianali americane” e offre un giro di birre. Senza parole.

Il B(rew) Day
A Borgorose, vecchio impianto, si fa una birra collaborativa tra Leo, Sam e Teo.
Non sto qui a raccontarvi la ricetta perché, dopo aver entusiasticamente assaggiato il mosto, non voglio rovinarvi la sorpresa di assaggiarla “finita” e di cercare di capire cosa ci sia dentro.
Vi dico solo che vedere questi tre birrai decidere la ricetta, portare aggiustamenti, bilanciare gli ingredienti è stato istruttivo. E vederli poi sbucciare dei frutti (indizio numero uno) e versare gli ingredienti con lo stesso identico spirito con cui gli homebrewer realizzano i loro capolavori mi ha fatto capire che la passione vive e lotta con loro.
E infine il riempimento dell’anfora in cui fermenterà la birra (indizio numero 2) mi ricorda che, per quanto grandi siano, alla base sono tutti molto artigianali…

La D(inner) Night
La cena al Bir&Fud mi ha dato la possibilità di parlare a lungo con Sam.
Lui si è dimostrato molto interessato alla scena birraria italiana ed in particolare mi ha chiesto:

  • Che ne pensano gli appassionati dei birrifici “grandi” come Baladin e Borgo?
  • Anche in Italia se un birrificio cresce gli appassionati lo guardano male?
  • Gli appassionati di vino come si comportano con la birra? Sopportano, condividono o odiano?

Ma è stato quando ho chiesto a Sam quali fossero per lui i tre birrifici americani che preferisce che mi ha stupito; ecco la risposta:

  1. Sierra Nevada perché produce birre buone e perché lavorano con vera passione investendo tutti i guadagni in tecnologia per migliorare la produzione, anche con attenzione all’ambiente. In particolare mi ha colpito quando ha detto “Piuttosto che fare pubblicità comprano qualcosa che migliori la produzione”. Illuminati?
  2. Shorts, birrificio del Michigan che non conosco. Sam li definisce “estremi e pazzi”, gente che fa il proprio lavoro con passione e inventiva. In particolare mi racconta che a un festival avevano una birra che ricordava una crème brûlée e la servivano passandoci sopra la fiamma ossidrica per far caramellare la superficie, o quasi. Dato che all’interno del festival non si potevano usare fiamme libere, facevano questa pratica di nascosto. Folli?
  3. Russian River. Oltre ad usare il vecchio impianto di Dogfish Head Vinnie è definito da Sam come un “puro”.
    Più volte i grossi distributori gli hanno offerto soldi per ingrandire il birrificio e far aumentare la produzione, ma lui, Vinnie, ha sempre declinato l’offerta per non vendersi l’anima e continuare a fare le birre che vuole come vuole. Santo Subito?

Ultima domanda: ci saranno altre puntate di Brew Masters?
Risposta: No. Negli USA la sesta e ultima puntata non è stata mandata in onda perché una mega-birreria (una di quelle che fanno bibite gasate gialle) ha detto alla rete: “se lo trasmetti ritiro tutta la pubblicità”.
Evviva l’indipendenza.

 

Selezione Birra 2012 – Il movimento è vivo!

Rimini, un anno dopo. Selezione Birra 2012 è viva e continua a darmi grosse soddisfazioni tra conferenze, amici e tanti assaggi. Un po’ come una grossa riunione di famiglia, che è il movimento delle birre buone.

Rimini, un anno dopo.
Pianeta Birra, che si continuerà a chiamare così anche se ci provano in tutti i modi a farmi cambiare idea, è un po’ come il natale per ogni appassionato, solo senza le cazzate tipiche del natale.

Quest’anno la fiera mi è sembrata meglio dell’anno scorso: più calda e più grande, forse anche grazie all’area Interbrau di grosso impatto. Il resto della fiera sembrava invece abbastanza sottotono, anche se di solito passo negli altri padiglioni solo per trasferimenti e non per vero interesse.

Il mio sabato della birra è iniziato con un paio di assaggi veloci e poi con la conferenza Italian Beer Blogger, primo degli appuntamenti di Birramoramento.
Con AlbertoAlessio, Andrea e Nicola ho parlato del fenomeno dei blog birrari in Italia ,delle nostre idee e di cosa ci spinge a scrivere. Incontro interessante a cui forse avrebbe dato un po’ più pepe la presenza di altre figure del settore, come giustamente dice Andrea.

Dopo l’incontro si è cominciato a fare sul serio: giri di assaggi e saluti, premiazione di birra dell’anno (quante birre vorrei assaggiare e non conosco!) e poi ancora assaggi e chiacchere.

Le birre che mi hanno colpito di più sono state la 2 Cilindri del Birrificio del Forte: una stout ben fatta ed equilibrata, che strizza l’occhio al mercato senza perdere una bevibilità mostruosa.
Allo stand di Birra del Borgo ho assaggiato la perle ai Porci 2012: birra che porto nel cuore e che mi piace da matti.
Ultima birra bevuta la Beersel Morning del Ducato: buona selvatica e sugherosa. E grazie a Giovanni Campari che, oltre ad averla stappata, ha candidamente dato i meriti al lambic di 3Fonteinen. Però le birre le ha blendate lui… chapeau.

Come al solito ho assaggiato molto meno di quello che avrei voluto. Ma, come al solito, tutte le facce e i saluti di quelle ore sono il vero motore di Rimini, e del movimento in generale. Al 2013!

Rimini: Birramoramento, Blog e Birra

Durante Sapore 2012 a Rimini sarà relatore di una conferenza sul beer blogging italiano. Un po’ di ansia c’è…

Ci siamo. Sabato comincia Pianeta Birra Sapore 2012 alla fiera di Rimini. Quella che una volta era la Disneyland degli appassionati e che col tempo sta diventando sempre più una specie di Gardaland è comunque un evento a cui non mancherò.

Quest’anno poi sarò addirittura relatore alla conferenza dal titolo Italian beer blogger (Sabato 25 ore 11:30) insieme ai colleghi Alessio Leone, Andrea Turco, Nicola Utzeri e Alberto Laschi.
Organizzata da Interbrau col progetto Birramoramento la conferenza avrà come tema i media web e la birra, sulla loro importanza, sul loro scopo, sulla loro filosofia e sulla loro interazione con il mondo “reale”.

Quindi, oltre a provare nuove e vecchie birre, salutare amici e conoscerne di nuovi, se siete in zona venite ad ascoltarci!

Qui trovate tutti i dettagli, e anche la mia foto per riconoscermi.

 

Le Birre della Merla 2012

Per fare un evento all’aperto in Gennaio bisogna essere o pazzi o pazzi. Noi siamo entrambi e quindi ci si vede a Birre della Merla, Montegioco, what else?

E anche quest’anno ci siamo; anche se il freddo non è che sia proprio proprio arrivato noi siamo comunque pronti per l’evento open-air più folle dell’anno, ma anche no.
Copio/incollo il comunicato stampa arrivato fresco fresco (!) dal Grue
Da venerdì 27 gennaio (ore 18 circa) fino a domenica 29 gennaio, alla Locanda del Grue andrà in scena la quinta edizione delle Birre della Merla, con Dano del Troll, Beppe del Bi-Du, Cesare dell’Orso Verde e la new entry Schigi (e Zanda) di Extraomnes, oltre ovviamente a Riccardo, Paolo e Piter del birrificio ospite Montegioco
 Il sabato pomeriggio Kuaska condurrà un laboratorio:
  • – Cotechini alla Mummia del podere Il Santo
  • – Salame dello zio Pigi alla Demon Hunter
  • – Lardo della Cascina Capanna
  • – Selezione di tre formaggi sopraffini di Luca Montaldo. Accompagnamento a cura delle birre scassone che saranno li.
  • – Magari la “scieff della locride” (Mary) ci mette su ancora una cosina…
Il tutto a 20 intieri (euri), ne più, ne meno.
La domenica a pranzo Kuaska sfiderà Schigi in un Vino Vs Birra.
eccovi il menù.
antipasti– nido di patate con fonduta di funghi porcini
– schiacciatina tre farine con lardo nostrano
– sformato di zucca con crema “cadetto”
primi – agnolotti Ratweizen
– agnolotti Wine con scaglie di Montebore
secondi
– agnolotti Ratweizen
– agnolotti Wine con scaglie di Montebore
dolce
– poi vediamo……
il costo è di Euro 40,00 ed è necessaria la prenotazione.
Il menù della Merla (per quelli che non son venuti solo a bere), a cura di Mary della Locanda, ma anche del Pigi, Ilario ecc ecc
– salamini alla Rat, preparati dalla Azienda agricola La capanna di Montegioco, maiali a km 0,00, quest’anno cucinati ben cotti o ben crudi, come meglio preferite…basta chiedere al Pilu…..
Polenta del Pigi, quella che sai quando comincia a cuocerla, sai che la devi aspettare, sai che non è ancora pronta, ma insomma non hai idea se dovrai aspettare a mangiarla fino alla prossima edizione della Merla!
– Chili come lo fanno alla Locanda, interpretando un’antica ricetta della Val Grue, che richiama il mitico chili delle valli tortonesi, ma con un’eccezione di… insomma da assaggiare.
– c’è chi lo chiama Carbonade, chi Carbonade flamande o à la flamande, ma alla fine è il fantastico Spezzatino alla Birra e che tipo di birra???? quella che a Riki sta per scadere………
– Patatine fritte o al forno neanche da scrivere….
Risotti: Bran e Montebore e poi sperimentiamo qualche altro abbinamento con le birre presenti e qualche formaggio di Luca Montaldo e magari il classico risotto con vino rosso e verdure lo trasformiamo con Birra e verdure….
– e per finire il Birramisù… solo se qualcuno, gentilmente, ci mette a disposizione una birra adatta…

Vabbè, da bere un po’ ce n’è, qualcosina da mangiare pure. Ci si vede nella Nicchia!