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	<title>Tyrser&#039;s Tavern &#187; Bi-Du</title>
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	<description>Sotto ai venti litri è degustazione: una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti</description>
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		<title>Io, le spine e il pubblico</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 08:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Festival]]></category>
		<category><![CDATA[bancone]]></category>
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		<description><![CDATA[Due giorni di festival dietro le spine: all'IBF di Milano mi è toccato lavorare, ma è stato divertente ed istruttivo. Spero di aver diffuso un po' il verbo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin:15px 10px 5px 0px;">
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			</a>
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<p><strong><a href="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2011/03/IBF-200-x-200.jpg" rel="lightbox[429]"><img class="alignright size-full wp-image-431" title="IBF" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2011/03/IBF-200-x-200.jpg" alt="Italia Beer Festival" width="200" height="200" /></a>Stare dietro al banco non è una cosa semplice.</strong><br />
Questa è la prima lezione dell&#8217;<a title="IBF Milano" href="http://www.degustatoribirra.it/" target="_blank">IBF</a> appena concluso.<br />
Anni e anni di bancone, <strong>dalla parte sbagliata dei cobra</strong> ma con davanti grandi uomini di birra mi hanno però lasciato una sorta di imprinting comunicativo.</p>
<p>Il pubblico che ho &#8220;servito&#8221; tra sabato e domenica all&#8217;IBF è stato piuttosto eterogeneo: dai grandi appassionati che non si perdono un festival ai colleghi che propongono uno scambio, dai bevitori inconsapevoli a quelli più attenti la lunga teoria di bicchieri che ho riempito mi ha portato a fare alcune considerazioni che condivido in questo post.</p>
<p>Prima di tutto il pubblico è evoluto: meno sbronza facile e più curiosità, <strong>meno doppio malto e molto più &#8220;spiegami&#8221;</strong>.</p>
<p>Certo, raccontare sei birre abbastanza eterogenee a chi ti guarda un po&#8217; incuriosito è divertente, ma <strong>è molto più appagante servire la birra &#8220;giusta&#8221;</strong>, sentirsi dire &#8220;la volevo proprio così&#8221;, &#8220;buona&#8221;, &#8220;no dai fammela da due gettoni…&#8221;.</p>
<p>E allora ricordo con orgoglio la ragazza della &#8220;<em>Confain</em>&#8221; che non amava le scure e alla fine voleva comprare le bottiglie da portare a casa, quella che beve(va) solo vaizen prima di capire che anche una <em>Belgian Strong Ale</em> poteva piacerle, al ragazzo che voleva la 2011 perché <em>Ley Line</em> è troppo difficile,  quelli che ne hanno presa &#8220;una di tutte&#8221; <strong>perché volevano capire</strong>&#8230;</p>
<p><strong>Pubblico esigente e divertente</strong>.<br />
Le donne, meglio se non in compagnia di uomini, sono <strong>più propense a farsi guidare</strong>: alla fine la domanda a cui rispondere è &#8220;Cosa ti piace? Cosa bevi di solito?&#8221;<br />
Con due assaggi riesci a dare un bicchiere di una birra che, senza troppi sofismi, terrà compagnia per 5 minuti al tuo &#8220;cliente&#8221;.<br />
<strong>Gli uomini</strong>, di contro,<strong> hanno meno paura di sperimentare</strong>, spesso alla cieca.<br />
Ma non è detto che trovino il paradiso…</p>
<p>In conclusione questo &#8220;bagno di pubblico&#8221; mi ha lasciato con la convinzione, radicata e granitica, che <strong>se dietro alle spine c&#8217;è passione davanti si sta bene</strong>.<br />
E la bevanda nel bicchiere assume un peso specifico maggiore e lascia, spero, qualcosa in più di una coca-cola all&#8217;autogrill.<br />
Diffondere il verbo, un gettone alla volta, è stancante ma appagante.<br />
Senza dimenticarsi che, infondo, alla fine è quasi tutta acqua.<br />
E tra un mese si va a Roma&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Io, gli inizi e il Gatto e la Volpe</title>
		<link>http://www.tyrser.com/2011/01/25/io-gli-inzi-e-il-gatto-e-la-volpe.htm</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 19:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
				<category><![CDATA[considerazioni personali]]></category>
		<category><![CDATA[Bi-Du]]></category>
		<category><![CDATA[kuaska]]></category>
		<category><![CDATA[la prima volta]]></category>
		<category><![CDATA[Schigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Come San Paolo sula via del luppolo, sono stato folgorato anni fa dalle parole di Kuaska. Ma come sono passato dalla Schweppes Lemon alla Confine? Dove come e quando ho capito che una birra è qualcosa di più di una bevanda? Mi tocca raccontarlo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin:15px 10px 5px 0px;">
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			</a>
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<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px} -->Il Turco mi ha fregato ancora: oggi <a href="http://www.cronachedibirra.it/opinioni-e-tendenze/3826/la-prima-volta-non-si-scorda-mai/" target="_blank">pubblica un post sull&#8217;amarcord </a>invitando a raccontare l&#8217;evento che è stato punto di non ritorno della nostra passione. Quindi mi tocca pubblicare la mia prima volta&#8230;</p>
<p>Sono da sempre cresciuto in mezzo alla birra: <strong>con un padre serio collezionist</strong>a di lattine quando i miei compagni si scambiavano le figurine dei calciatori io vedevo dei grandi scambiarsi pezzi di ferro colorati eda cui ero attratto. Quei marchi, quei loghi cominciavano a girarmi in testa,a dirmi delle cose.</p>
<p>Stranamente<strong> ero attirato dalle birre americane </strong>(!) <strong>e da quelle inglesi</strong> (!!): Abbot e Truman erano compagni di gioco come Tardelli e Cabrini.</p>
<p>Crescendo non ho mai provato attrazione per il contenuto ma cresceva l&#8217;interesse per il contenitore birrario.</p>
<p>La birra era amara ed imbevibile. Forse perchè in casa passavano le sottomarche di allora e non qualcosa di buono. Come la <strong>Splügen Fumée</strong>, una birra che sapeva di speck, una r<strong>auch in stile Bamberga</strong> (strani incroci&#8230;) che negli anni ottanta probabilmente vedeva una cassa al mese, metà a mio padre.</p>
<p>Avanti veloce.</p>
<p>Agli inizi del nuovo millenio i birrifici artigianali iniziavano a spuntare e i collezionisti, come avvoltoi, ci si buttavano.</p>
<p>Io avevo la &#8220;sfortuna&#8221; di vivere vicino a due di questi e di seguire mio padre che ci andava incuriosito soprattutto dal fatto che a mezz&#8217;ora da casa un certo birraio produceva una birra in stile Koelsch, stile che il genitore adorava data la sua lunga frequentazione di Colonia.</p>
<p><a href="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2011/01/officina.gif" rel="lightbox[389]"><img class="alignright size-full wp-image-390" title="Officina della Birra - Bioggio" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2011/01/officina.gif" alt="Officina della Birra - Bioggio" width="120" height="113" /></a>Altro link collezionistico mi ha portato una sera di dicembre a Bioggio, in terra elvetica: Eric, birraio dell&#8217;Officina della Birra organizzava una serata con le birre di natale. Io accompagnai il genitore più per il menu e per la compagnia che per le birre. La serata era tenuta da un <a href="http://www.kuaska.it/" target="_blank">tipo strano</a>, con la camicia con le mucche, che sembrava essere tremendamente di corsa. Primo piatto. L&#8217;oratore col bicchiere in mano comincia la degustazione. Mi hanno versato la birra: provo ad annusare. <strong>Ma cosa diavolo è questa? La birra non è così.</strong> &#8220;M<em>a la birra non esiste figliolo..</em>.&#8221;  Click. Quasi quasi provo a seguire questo esagitato, parla bene, scherza con le ragazze di fronte a me, ma ha una luce negli occhi quando vede che senti quello che dice, che lo percepisci, quando te ne accorgi ormai ti ha fregato. Dopo poco mi ritrovo in piedi, a muovermi verso i vari tavolini dove mi riempio il bicchiere di Noel, di Brighella, di birre di BFM, di quelle di Eric&#8230;  <em>&#8220;Ma a me la birra non piace(va)&#8230;&#8221;</em></p>
<p>A un certo punto un signore un po&#8217; timido si alza riluttante e va a fare compagnia al Guru, un <a href="http://skigi.blogspot.com/" target="_blank">somellier di vino</a>, un suo amico, uno che subito ti piazza l&#8217;abbinamento, uno che r<strong>otea il bicchiere come un equilibrista</strong>, uno che sembra saperla lunga. A fine serata mi accorgo di aver provato tutte le birre presenti, credo fossero più di dieci. Porto a casa alcune bottiglie vuote, il germe collezionistico era ancora troppo attivo.</p>
<p>La volta successiva che sono andato a <strong>Rodero</strong> ho provato una birra scura, complicata, che mi ha fatto capire che ormai<strong> il Confine era superato</strong>. E il tubo di <strong>TipoPils</strong> bevuto a <strong>Pasturana</strong> sotto la neve mentre ascoltavo birrai oggi famosi raccontarmi la loro filosofia ha semplicemente ribadito il fatto che non si tornava più indietro.</p>
<p>Oggi sono umile socio del mio birraio, di tubi di Tipo ne ho svuotati tanti, ho bevuto in un parcheggio belga con il G<strong>atto e la Volpe</strong> e mi sono divertito tanto. Sabato c&#8217;è la Merla, the show must go on!</p>
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		<title>Io, il Bimbo e Beppe</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 12:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pub e luoghi birrari]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa cosa qui non la voglio scrivere. No. Non esiste. Non la scrivo. Ma voglio. Se vivo birra lo devo a quattro persone: mio padre, che mi ha tenuto nell&#8217;ambiente per decenni,  Kuaska, che mi ha fatto vedere la luce dopo un paio di litri in terra elvetica,  Sandro che ha messo su un maccherone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin:15px 10px 5px 0px;">
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			</a>
		</div>
<p><img class="alignright size-full wp-image-144" title="bi-du" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2009/09/bi-du.jpg" alt="bi-du" width="200" height="288" />Questa cosa qui non la voglio scrivere. No. Non esiste. Non la scrivo.<br />
Ma voglio.<br />
Se vivo birra lo devo a quattro persone: mio padre, che mi ha tenuto nell&#8217;ambiente per decenni,  Kuaska, che mi ha fatto vedere la luce dopo un paio di litri in terra elvetica,  Sandro che ha messo su un maccherone dopo l&#8217;altro e Beppe: bevi!<br />
A Rodero ci sono stato appena il Bi-Du aveva aperto, con mio padre. Caso vuole che Beppe e Roby avessero una certa Rodersch alla spina, che mio padre adorasse e conoscesse Colonia e le Koelsh&#8230;e io bevevo Schweppes mentre mio padre prendeva una bottigliazza da portare a casa. Poi è arrivato Kuaska a sdoganarmi il cervello. E poi Sandro ha voluto andarci una sera. E a fare le due di notte con Beppe a parlare di birra e a insultare la mia Schweppes era divertente. Avanti veloce per un po&#8217;, non so quanto, ma credo poco, ed ero lì, a quel bancone, d&#8217;inverno a bere Confine e a parlare con Beppe e con tutto il mondo che passava di lì. Quante birre abbiamo provato insieme, quante ne abbiamo visto nascere, alcune si sono perse, altre invece sono diventate famose. E non solo dei Bi-Du.<br />
Quante volte chiedevo la Confine tutto l&#8217;anno e quante volte &#8220;proviamoci questa&#8230;&#8221; e magari finiva nel lavandino. Ora sono rimaste le persone, le birre ma non c&#8217;è più Rodero.<br />
Abbiamo festeggiato l&#8217;ultima cotta qualche settimana fa con la Rinco: Rodersch con una bella botta di Simcoe (no non chiedetela, non cercatela, non immaginatela: era solo per quel giorno lì nda) formaggi e salumi. Chiusura pazza in stile Rodero: quello che ti fa vivere le birre come compagnia, come divertimento e come qualcosa che esce dal bicchiere.<br />
Ho fatto un sacco di foto, ho abbracciato la caldaia che per tanti anni ha lavorato anche per me, ho salutato i tank e ho lasciato quel posto: il portico, il banco, e quasi si sentiva ancora il profumo del mosto e l&#8217;aroma del luppolo di quando Beppe e poi Simone facevano la doppia o la tripla notturna.<br />
Ho pronta una bottiglia di Confine, da aprire con Beppe per l&#8217;inaugurazione del nuovo impianto.<br />
Ah comunque si dice Ròdero, con l&#8217;accento sula prima &#8220;O&#8221;.</p>
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