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	<title>Tyrser&#039;s Tavern &#187; california</title>
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	<description>Sotto ai venti litri è degustazione: una visione disincantata del mondo della birra artigianale tra pensieri e racconti</description>
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		<title>The Bruery &#8211; Saison Rue</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 19:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
				<category><![CDATA[Schede Birre]]></category>
		<category><![CDATA[birre americane]]></category>
		<category><![CDATA[california]]></category>
		<category><![CDATA[Saison Rue]]></category>
		<category><![CDATA[The Bruery]]></category>

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		<description><![CDATA[Le mie impressioni sulla Saison Rue del Birrificio The Bruery, uno dei più nuovi e chiacchierati birrifici californiani che invece che puntare sul luppolo si ispira direttamente al Belgio usando spezie, zucchero e brettanomiceti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin:15px 10px 5px 0px;">
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			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2010/11/Saison-Rue-The-Bruery.jpg" rel="lightbox[287]"><img class="alignright size-full wp-image-288" title="Saison Rue - The Bruery" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2010/11/Saison-Rue-The-Bruery.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a><strong>The Bruery</strong> è un birrificio americano che mi ha incuriosito da subito: californiani di Orange County che <strong>non vogliono fare i californiani</strong> a botte di D-IPA ma che guardano all&#8217;Europa e ai brettanomiceti con interesse e devozione. Gente che vuole portare l&#8217;asticella del fare birra ad altezze che danno le vertigini per spingere i limiti una spanna più avanti.  O così si descrivono.<br />
Il primo contatto l&#8217;ho avuto da Stone: ho provato la loro <strong>Hottenroth Berliner Weisse</strong> e sono rimasto sorpreso da quella delicata, acida e tremendamente beverina creazione. E sono rimasto curioso.  Non li ho più incorciati fino al Salone del Gusto dove, nelle mie spese americane, ho preso &#8220;una bottiglia per tipo &#8220;di quelle disponibili (Saison Rue, Saison de Lente e Autumn Maple). Data la curiosità queste birre sono rimaste in cantina molto molto poco&#8230;</p>
<p>La Saison Rue si presenta limpida , molto carbonata con schiuma molto abbondante:  il colore è aranciato carico, che mi fa temere un po&#8217; il caramello, croce e delizia della California.<br />
Al naso avverto subito un&#8217;acidità pungente, lo <strong>speziato belga</strong>, pepe e un sottofondo aggrumato di luppolo e un dolce, quasi di miele. Inoltre una certa alcolicità non si nasconde…<br />
In bocca la birra è giustamente <strong>secca</strong>, con un attacco dolce biscottoso in primis, un tappetino, seguito subito da un forte pepato speziato che mi riporta al Beglio, soprattutto quando la citricità moderata del luppolo si scioglie in un&#8217;acidità brettata evidente.<br />
Il <strong>rustico </strong>gusto di questa saison dallo stato  &#8221;preoccupato allarme-infezione aiuto&#8221; mi fa subito passare allo stato &#8220;beverinità notevole&#8221;.<br />
La persistenza in bocca è notevole ma quello che mi rimana principalmente è un dolce-acido-speziato che mi fa pensare a delle note di vermouth dolce, stemperate dall&#8217;acidità dei <strong>brettanomiceti</strong>.<br />
L&#8217;alcolicità spiccata, 8,5%, rimane nascosta ben bene fino a fine sorsata. L&#8217;uso di segale maltata contribuisce a dare complessità e a amalgamare i toni aciduli alla birra.<br />
In conclusione una <strong>birra molto divertente</strong>, forse un pochino troppo alcolica per essere una session beer, ma comunque piacevole dall&#8217;inizio alla fine.<br />
Ho apprezzato molto il fatto che i birrai abbiano amalgamato in modo notevole le componenti acide e speziate con una secchezza che ripulisce la bocca chiedendoti a gran voce un altro sorso.</p>
<p><em>Nota a margine</em><br />
Quando bevo una birra americana non leggo mai l&#8217;etichetta prima di averla bevuta: ho imparato che gli americani tendono a dare  definizioni alle birre diverse da come sono davvero: ad esempio una Red Ale infettata con batteri lattici oppure una Bitter Ale da 7 gradi… L&#8217;etichetta della Saison Rue invece definisce la birra come &#8220;<strong>American Farmhouse Ale con segale e brettanomiceti</strong>&#8220;, quindi esattamente com&#8217;è.</p>
<blockquote><p><strong>Scheda<br />
</strong><br />
Birrificio: The Bruery<br />
Birra: Saison Rue<br />
Nazionalità: USA, California<br />
Stile: American Farmhouse Ale, Saison<br />
ABV: 8.5%<br />
IBU: 30<br />
Note: Con segale e brettanomiceti<br />
Plus: Ben equilibrata, beverina, secca<br />
Minus: Un po&#8217; tanto cabonata, schiuma copiosa<br />
Web: <a title="The Bruery" href="http://www.thebruery.com" target="_blank">www.thebruery.com</a></p></blockquote>
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		<title>Io, il tram e i collegamenti</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 19:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
				<category><![CDATA[birra artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[birra]]></category>
		<category><![CDATA[california]]></category>
		<category><![CDATA[locali]]></category>
		<category><![CDATA[san francisco]]></category>
		<category><![CDATA[toronado]]></category>

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		<description><![CDATA[Una serie di casuali e voluti collegamenti legano il mio viaggio a San Francisco con una birra bevuta tra amici a Roma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin:15px 10px 5px 0px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_265" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2010/09/CableCar.jpg" rel="lightbox[264]"><img class="size-full wp-image-265" title="Lost Abbey Cable Car" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2010/09/CableCar.jpg" alt="Lost Abbey Cable Car" width="150" height="323" /></a><p class="wp-caption-text">Lost Abbey Cable Car</p></div>
<p>Tutto inizia a San Francisco, in un pub: il <strong>Torondo</strong>, T-Room per gli amici.<br />
Ricordo ancora l&#8217;emozione di aprire la mezza porta ed entrare in quello che, a qualunque sano di mente, sembrerebbe un girone infernale.<br />
Il posto burbero e ruvido per eccellenza, ma appena il tuo sedere si adatta allo sgabello diventa una reggia dalla quale non vuoi più uscire.<br />
Il viaggio inizia con un approccio quasi fisico, continua con le mance e le Pliny, ormai siamo sulla strada giusta. La Couvee de Tomme, incastonata tra alcune Pliny collega <strong>Lost Abbey</strong> a <strong>Russian River</strong>.<br />
Torno a casa, ma rimango linkato alla California. Alle sue botti e alle sue wild ale.</p>
<p>Pausa.</p>
<p>San Diego. Pellegrinaggio a San Marcos. Tomme e le botti. Magheggi e sogni. Capolavori e sindrome di Stendhal. Poi gli sgabelli, l&#8217; <strong>O&#8217;Brien&#8217;s</strong>, uno dei bar più luppolati del mondo dove puoi vedere una cameriera spostare allegramente fusti (pieni) mentre ti consiglia le birre.<br />
E qui tra una Pliny e l&#8217;altra passano le varie Beatification, Supplication, Temptation (tutte batch 1… <em>ça va sans dire</em>) grazie alla presenza del <a title="Kuaska" href="http://www.kuaska.it" target="_blank"><strong>Maestro</strong></a>.<br />
A fine serata, come per magia, appare un souvenir.</p>
<p>La reliquia mi viene concessa, incartata e riportata a casa, coccolata e trasportata a Roma dove, in una notte di Settembre, è stata condivisa con un gruppo di amici. Con la sua eleganza alla Audrey Hepburn ha fatto diventare subito delle Lady Gaga qualsiasi le birre bevute fino ad allora.</p>
<p>Altro link, altra coincidenza (voluta), altra emozione: bere quella birra, dedicata alla T-Room, proprio &#8220;in fronte al <strong>Macche</strong>&#8220;, uno di quei posti che chiamo casa. Un altro passo verso l&#8217;illuminazione. Un altro passo verso la conoscenza. Oppure, semplicemente, prendo una tramway a cui nessuno cambierà colore e mi faccio portare fino alla prossima fermata.</p>
<p>Abbiamo bevuto una Lost Abbey Cable Car del 2009, una American Sour Ale di 7 gradi prodotta appositamente per il Toronado di San Francisco.<br />
Il retro etichetta recita così, e non è neccessario altro commento:</p>
<blockquote><p><em>You’ve made it to 547 Haight Street.<br />
This destination is more San Francisco than Rice A Roni, Chinatown, and Lombard Street combined.<br />
Welcome to Broadway for brewers everywhere. Everyone who is anyone has poured their kegs here.<br />
For the last 20 years, this place has launched careers, confirmed legacies, and since 1987 the only name you need to know is David Keene.</em></p>
<p><em>Take a seat. Tip Strong. Nod appreciatively and don’t ask stupid questions. Welcome to Big Daddy’s House known to most simply as &#8220;The T-Room.&#8221;<br />
Here the bartenders are fluent in English, German, Flemish, French, Waloon and Czech. But they’re most know for their American Lip Service.<br />
Watch it. The lady with the jet black hair behind the bar eats idiots for lunch.</em></p>
<p><em>At 547 Haight Street, you won’t find any Cable Cars except for this one. But if you’re standing outside the Dutch Doors of the World Famous Toranado, you surly found the most interesting place in all San Francisco.</em></p>
<p><em>Its’ about RESPECT. Dave you continue to have ours. Here’s to 20 more years of punishing livers everywhere. Cheers Gina, Jim, Tomme, Vince and the Brewers of Port Brewing</em></p></blockquote>
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		<title>Io, l&#8217;arroganza e il business</title>
		<link>http://www.tyrser.com/2010/05/26/io-larroganza-e-il-business.htm</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 20:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
				<category><![CDATA[Destinazioni birrarie]]></category>
		<category><![CDATA[San Diego]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Birra Artigianale a San Diego]]></category>
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		<description><![CDATA[La mia visita a Stone. Il Word Bistro è enorme, con una vasta scelta e un bel giardino. L'impianto è enorme pure lui. Le magliette sono bellissime. Cosa si puo' volere di più?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin:15px 10px 5px 0px;">
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			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2010/05/on-the-wall.jpg" rel="lightbox[246]"><img class="alignright size-medium wp-image-251" title="Stone on the wall" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2010/05/on-the-wall-300x254.jpg" alt="Stone on the wall" width="300" height="254" /></a>Dopo il <a href="http://www.tyrser.com/2010/05/24/io-san-marcos-e-il-tempio.htm">santuario</a>, la cattedrale. Il cammino mistico del bevitore mi porta a Escondido dove c&#8217;è Stone.<br />
Alzi la mano chi non conosce l&#8217;Arrogant Bastard Ale e il suo logo. Bene, promossi. I Gargoyle sono qui.</p>
<p>Già dal parcheggio, enorme, inizi ad avere dei sospetti. Quando varchi la porta e pensi di essere al reparto moda giovane della Rinascente capisci che Stone non è solo una birreria, Stone è un concept. Fatto lo shopping di rito si passa al Bistro: un locale con sala interna, veranda e parco annesso in grado di ospitare un centinaio di persone sedute e molte altre ai bar da 20 e passa spine, senza contare tutti quelli che si possono perdere nel giardino&#8230;<br />
Tutto molto pulito, sobrio, elegante e grande. Sorvolo sul cibo, anche se sono orgogliosi della loro cucina e passo alle birre: line-up di Stone alla spina con numerose, se non altrettante, birre ospiti. Lista di bottiglie profondissima con tutto il Belgio (Dupont Avril ad esempio) e tanta America.<br />
Ho ordinato una Blind Pig, così, da bastardo arrogante.  E la cameriera &#8220;Are you sure?&#8221;  (Sai cosa stai ordinando o hai scelto a caso quella col nome divertente credendo fosse un&#8217;orzata?)  &#8220;It&#8217;s tough&#8221; (Non è una birra per fighette, per quelli che bevucchiano due dita&#8230;non mi interessa se poi ci bagni i fiori, la paghi lo stesso) Sogghigno arrogante &#8220;Lo so bene, porta, porta&#8221;. Sorride. E porta. Lo farà per mestiere? Probabilmente. ma sembrava contenta della mia scelta consapevole. I am an arrogant bastard.</p>
<p>Le birre di Stone sono pulite, facili e un po&#8217; ruffiane: solo alcune &#8220;speciali&#8221; escono con prepotenza dal gruppo: anche quelle che vorrebero darti un pugno poi ti danno una pacca sulla spalla per tirarti su.</p>
<p>Seduto al sole, con tutta la birra che voglio e affamato dopo un piatto di tonno che definire omeopatico è ingigantire le cose, comincio a meditare.<br />
Birrificio grande. Abbigliamento. Locale. Birre ospiti. Degustazioni. Cucina ricercata. Business. Il parallelo mi viene spontaneo. Diavolo, sono all&#8217;Open di Escondido!</p>
<p>Basta mangiare (!) si va a visitare all&#8217;impianto. Lo scrivo piano: 1 5 6 ettolitri di mostro teutonico, cotte 24/7 365 giorni all&#8217;anno. Magazzino luppoli grande come un monolocale e tecnologia e bancali spalmati tutti intorno in questa azienda ben oliata in cui poco sembra essere lasciato al lavoro manuale. Ma la speranza comunque rimane quando vedo che il plato lo prendono col densimetro anche loro!<br />
Mentre visito la linea di imbottigliamento ascoltando la tour guide mi accorgo di due cose: la prima è che questa ragazza che ride, racconta la parte a macchinetta e imbarazzata svicola OGNI domanda che non sia standard fa comunque un lavoro bellissimo. Birra gratis! E la seconda è che in 4 minuti vedo nascere da un bancale di bottiglie vuote un bancale di Arrogant Bastard pronto per la spedizione. E in un&#8217;ora ci sono 15 volte 4 minuti…<br />
Torno in sala giusto per l&#8217;apertura del bar esterno dove Dr. <a href="http://blog.stonebrew.com/?p=706">Bill Sysak</a>, uno dei massimi guru della birra a tutto tondo, ci offre a raffica: El Camino (Un)Real Black Ale, una collaboration beer tra Stone, 21st Amendment e Firestone Walker che usa ingredienti californiani come il pepe rosa e i fichi. Un macigno ma molto bevibile. Seguono Sinners 09 di Lost Abbey (20 italiani a brindare alla faccia di uno che ci gufava le visite da casa&#8230;), 3 Fonteinen Oude Geuze Vintage 2006, The Bruery Berliner Weisse e altro…<br />
Ma arrivano le 5 ed è il momento in cui sua maestà Greg &#8220;I Am A Craft Brewer&#8221; Koch si materializza dietro il bancone per spillare la première assoluta di un altra collaborative beer: la Dogfish Head+Victory+Stone Saison Du BUFF. In pratica una Saison fatta con l&#8217;Ariosto <img src='http://www.tyrser.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> . A questo punto è ora di tornare verso San Diego e abbandono la cattedrale cercando di riordinare le idee. Difficile. Meglio pensare solo alla prossima birra. Una Pliny, che qui hanno alla spina.</p>
<p>In conclusione Stone è un gran posto. Quello dove portereste a cena degli amici che non bevono birra (o peggio &#8220;ne bevo una sola, ma piccola, scegli tu per me&#8221;) perché è bello e voi potete farvi due chicche con la coscienza a posto.<br />
Ma se siete alcolizzati di un certo spessore con compari di pari valore allora preferirete altri luoghi dove sollazzarvi. Qui ci venite perché è bello, perchè le birre ci sono eccome e  comunque va visto; come quando siete a da 3 giorni Roma e andate a vedere due quadri prima di murarvi ancora in un pub: così, per avere la coscienza a posto. Sì lo so, stavo parlando di me…</p>
<p>To be continued&#8230;</p>
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		<title>Toronado &#8211; San Francisco</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 20:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tyrser</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Francisco: Golden Gate e Cable Car sono nella mente di tutti, quelli normali. Nella mia c’è il Toronado. Uno dei posti più brutti ma più belli del mondo. A metà di una maledetta strada in salita c’è una porta bianca, aperta a metà, la metà superiore. Entro timoroso.  Posto piccolo, liso, consumato. Bancone a [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><img class="alignright size-full wp-image-97" title="Toronado" src="http://www.tyrser.com/wp-content/uploads/2009/04/toronado.jpg" alt="Toronado" width="125" height="150" />San Francisco: Golden Gate e Cable Car sono nella mente di tutti, quelli normali. Nella mia c’è il <strong>Toronado</strong>.</p>
<p>Uno dei posti più brutti ma più belli del mondo. A metà di una maledetta strada in salita c’è una porta bianca, aperta a metà, la metà superiore. Entro timoroso.  Posto piccolo, liso, consumato. Bancone a destra. Trovo uno sgabello.  Il publican sembra un po’ la versione asciutta del cantante dei Limp Bizkit, tutto coperto di tatuaggi, in nero come la notte. Cattivo.<br />
Ordino &#8220;Pliny the Elder&#8221;. Mezza pinta. Mi guarda malissimo.<br />
&#8220;Two bucks&#8221; : il prezzo del  paradiso. Due dollari sul bancone. Adesso voglio la Alaskan Smoked Porter! Mi ignora. &#8220;Half pint&#8221;.&#8221; Mi ignora. &#8220;Sorry&#8221;" Mi ignora.Dopo qualche giro dietro al bancone a distribuire pinte come un funambolo mi urla dietro dicendomi che non mi serve perché prima da la birra a chi lascia la mancia. &#8220;The American Way&#8221;.<br />
&#8220;Fock&#8221;, come dice lui, con quella O che sembra un pugno in pancia. Vorrei alzarmi e andarmene mandandolo a cagare. Ma no.  &#8220;E’ la California&#8221; penso.<br />
Arriva la seconda mezza pinta. Allungo 5 dollari e non prendo il resto. Ho capito il movimento. Let’s dance.<br />
IPA, DIPA,Porter,Stout, Pale&#8230; il paradiso del luppolo facendo slalom tra le belghe sulla lavagna.<br />
Sono seduto da qualche ora su quel trespolo. Fine primo round.<br />
Il giorno dopo torno. Mi saluta. &#8220;Hey Dude&#8221;. Fock sono a casa. E via di pinte Pliny, birra a caso, Pliny, Blind Pig, birra a caso, Pliny&#8230;  Un ping pong tra Cilurzo e il resto del mondo. Converso con un afroamericano che odia tutto l’Arizona e beve Weisse tedesche col limone e una coppia dell’Oregon pazza per l’Italia e il ciclismo (di cui so quasi nulla&#8230;) che svuota pinte di DIPA californiane guardandomi come se fossi un marziano perché sono stato in Belgio, ma davvero&#8230;<br />
Arriva anche la salsiccia presa dalla ragazza punk nel &#8220;negozio&#8221;  a fianco, che ha tre tipi di consulazioni: inside, take away e Toronado&#8230;<br />
Altre pinte&#8230;Ogni tanto lo scuro mi ricaccia indietro i bucks: &#8220;It’s mine dude&#8221;. Wow. Comincio anche a capire quella strana lingua che parla, farcita di parolacce con accenti da Geordie e di parole che credo farebbero arrossire i Geordie suddetti, se solo le capissero&#8230;<br />
Ordino una Cuveè  de Tomme (faccio lo splendido) e lui mi da un pugno sul pugno in segno di approvazione: &#8220;This is California dude&#8221;  penso.</p>
<p>Il Toronado è sicuramente uno dei pub più famosi al mondo. Non  ha un numero impressionate di spine, una quarantina, e una quarantina di bottiglie.<br />
Serve SOLO birra (io non ho visto altro&#8230; e non oserei chiedere altro&#8230;), per il cibo  alla sua sinistra c’è un venditrice di ottime salsicce con una ventina di tipi diversi a &#8220;menù&#8221;. Il Toronado ha anche quattro o cinque tavoli, ma credo che per trovarli liberi sia necessario il bivacco. E ricordate &#8220;Tipping is not another  fuckin’ Chinese town&#8221;</p>
<p><em>Info: </em><a title="Toronado San Francisco" href="http://www.toronado.com/" target="_blank">Toronado</a> &#8211; 547 Haight St. &#8211; San Francisco</p>
<p><em>L&#8217;ispirazione per questo post viene dal blog di Leo <strong><a title="Hoppy Hour Blog" href="http://hoppy-hour.blogspot.com/" target="_blank">Hoppy Hour</a></strong> e dal suo post &#8220;Saldi!</em>&#8220;</p>
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