La nouvelle vague della Franconia

La Franconia e Bamberga sono uno dei centri nevralgici della produzione birraria tedesca. I birrai di questa regione sono spesso considerati tradizionalisti ed ancorati al secolo scorso ma alcuni vanno velocemente verso una filosofia più aperta e sperimentale. Oggi ne racconto due.

[dropcap]L[/dropcap]a Franconia e il suo cuore pulsante, Bamberga, rappresentano per me il concetto di “birra tradizionale”.
In questi paesini, in cui di certo c’è solo la chiesa, il municipio e la birreria, si respira un’aria vintage fatta di mobilio anni settanta, di ragazzi degli anni cinquanta e di birra, quasi sempre una sola, che non cambia mai, da generazioni.
Tutte birre diverse, ma a loro modo uguali,ripetute meccanicamente per un solo scopo: farle bere agli abitanti del paese, rigorosamente seduti ai tavoli divisi per sesso ed importanza.
Ma anche intorno a Bamberga il mondo birrario si smuove e sono due gli attori principali di questa sferzata di novità nel rispetto della tradizione, curiosamente legati da un passato (scomodo) in comune.

Non molto tradizionale
Contrasti generazionali

Il primo è la Mahrs Bräu, una delle birrerie storiche di Bamberga. Guidata da Stephan Michel la birreria sembra intraprendere una strada abbastanza modaiola. Stephan ha fatto alcune mosse abbastanza sconvolgenti per la tradizione tedesca (e anche per suo padre): innanzitutto modificare la ricetta della U (nomignolo della famosa Ungespundet hefetrub, birra maltata vero simbolo della tradizione birraria della Franconia) rendendola un po’ più dolce e meno secca. U che poi è stata imbottigliata anche nel rivoluzionario (per la Germania) formato da 25cl. Una sorta di bottiglietta da succo di frutta che sparisce letteralmente nel bicchiere.
E tutto questo per due motivi: primo perché se una birra la bevono le donne allora la bevono anche gli uomini (parola di Stephan); quindi una birra meno secco-amara e in un formato meno “intimorente” per quantità dovrebbe trovare posto nel frigo di tutte quelle donne che “a me la birra non piace e fa ingrassare”.
Secondo: perché il formato è ideale per i party glamour; Stephan sogna secchi di ghiaccio con infilate le sue bottiglie alla presentazione di Vouge, al party di Batman o nel dopo show di Lady Gaga.
Voi ve la sentireste di contraddire uno a cui i Metallica hanno regalato una Les Paul autografata per ringraziarlo delle sue birre?
Io no, neanche quando mi dice che in cantina ci sono barrique piene di kristal weizen che verrà rifermentata in bottiglia con lievito di vino frizzante francese per poi essere “spumantizzata” e un progetto di Eis Weizen Bock con packaging da distillato scozzese.

Il secondo rivoluzionario silente è il celeberrimo ed amico Andreas che nella sua Gänstaller-Bräu brasa quelle che per me sono tra le birre che mi soddisfano di più.
Andreas riesce in maniera semplice a rendere beverina una birra da 10 gradi e riesce ad usare luppoli USA con la leggerezza di una libellula.
Ma sono le sue birre in stile classico quelle che più mi hanno colpito: la Rauch e la Dunkel che sono due monumenti di bevibilità, eleganza e puro divertimento che sottolineano come le birre della tradizione non siano affatto superate o noiose, ma al contrario accompagnino tranquillamente il “degustatore” in un’intensa giornata (o più….) di bevute.

Estate 2012 – Appunti di viaggio

L’idea di questo post è quella di essere una sorta di blocco degli appunti dove inserire le impressioni generali che ho ricavato quest’estate. In seguito approfondirò alcuni temi con “consigli” su cosa mi è piaciuto bere.

A una settimana dal ritorno da un paio di settimane attraverso l’Europa birraria sento già la nostalgia delle giornate passate ad aggiornare i profili sensoriali del mio palato, a tarare il mio olfatto e a sviluppare la mia conoscenza dei nuovi e vecchi trend del vecchio continente (leggi: “bere” ndr).

Questi giorni mi hanno portato a riflettere su molte cose, e questo post riassume, a mo’ di elenco, le opinioni sparse, le sensazioni e le scoperte di questa vacanza/aggiornamento.
Svilupperò in seguito alcuni punti in post specifici, con i miei “consigli” e le mie impressioni su cosa e dove bere quello che mi è piaciuto di più.

  • Gli italiani sono dappertutto. Non passava giorno che non incontrassimo un appassionato che era “in giro a bere”
  • Le birre italiane al GBBF hanno fatto una gran figura. Siamo pronti per avere un banco nostro, spine nostre e orgoglio nostro. Grazie a chi era lì per la causa. Siamo l’America del vecchio continente.
  • A Londra qualsiasi ventata “nuova” mi sembra copiare gli USA: dalla tap room “a muro” a i mille frigo stracolmi, dall’American BBQ alle Imperialate varie. Un nuovo che a me sembra vecchio.
  • A Londra non si beve benissimo: in luoghi sacri come il Wenlock o il GBBF il 50% di quello che compravo lo buttavo. Arrotondando per difetto.
  • Sheffield è tradizione e innovazione, lassù sanno come si fa birra ecome la si serve (e come la si beve…)
  • La Capsule a Lilla è un posto splendido: con un po’ più d’esperienza e senza lasciarsi guidare troppo dall’etilometro diventeranno grandissimi (leggi, meno pigne)
  • Cantillon è uno dei 5 migliori pub al mondo, definitivo.
  • La IV Saison è tornata su buoni livelli, ma per fortuna che c’è la Zinnebier.
  • Le Koelsh “industriali” sono inquietanti: ne bevi 25 e non te ne accorgi. Ma poi finisci i soldi e smetti.
  • Andreas Gaenstaller è il miglior birraio di Germania. Forse d’Europa, Italia esclusa per impossibilità di confronto.
  • In (nord) Franconia ti riappacifichi col concetto di “birra da bere” e con l’uso di poche parole per definire la birra che bevi.
  • In Germania le birre sono carbonatissime. La Bertier di fantozziana memoria era naturale a confronto. Perchè?
  • Mahrs Bräu è tornata con una U in forma. E presto con novità quasi incredibili per la Germania tradizionalista…

L’immagine è un’elaborazione della copertina dell’album “Appunti di viaggio” di Paolo Conte © 1982 edizioni musicali RCA Musica