Io, le persone e la birra

Quali sono le personalità birrarie che più hanno influenzato la scena italiana e non solo? Quale origine hanno avuto molte delle nostre attuali abitudini? Ecco un primo elenco, altamente integrabile…

Andrea Turco su Cronache ha recentemente parlato delle birre che hanno influenzato il panorama artigianale italiano.
Partendo da questo spunto e da alcune considerazioni fatte recentemente durante la Quintessenza di Cantillon ho iniziato a domandarmi quali persone abbiano influenzato in maniera radicale la produzione, l’attitudine o la consapevolezza nel mondo delle birre.
L’inizio è troppo facile: Michael Jackson, è colui che ha “inventato” il concetto di birra artigianale, di degustazione e di stile birrario.

Ma oltre a lui? Ecco alcune delle mie scelte.

Lorenzo “Kuaska” Dabove
Se beviamo lambic, se sappiamo cos’è, se lo amiamo visceralmente è merito suo.
Tutti gli italiani che vanno a Bruxelles, tutti quelli che in segreto hanno sputato il primo lambic, tutti quelli che hanno portato a casa (almeno) una maglietta di Cantillon lo hanno fatto perché ne hanno sentito parlare da lui.
Se i Lambikstoempers organizzano un festival con 40 lambic e hanno 5 visitatori stranieri (4 italiani, uno con la maglietta Cantillon) vuol dire che l’interesse italico per l’acido è un valore assoluto. E poi, tempo fa, appena si entrava in un beershop si cercava un lambic; se c’era era una sorta di attestato di qualità, come il saluto della massoneria.

Vinnie Cirulzo
Pioniere dell’uso delle botti e inventore della DIPA californiana. Da solo ha ispirato l’85% dei birrai del nord Europa che al 99,9% non ci hanno capito nulla.

Teo Musso
Se i gastrofighetti adesso trincano artigianale è colpa sua. Ha sempre avuto questa visione di birra artigianale per l’alta ristorazione, ha usato da subito una bottiglia personale ed importante e ha sempre sposato il binomio cucina di livello e birre di livello. La birra è un prodotto popolare, ma l’esplosione del movimento si deve anche alla sua idea di posizionamento.

Bill Buchanan – Todd e Jason Alström

Gli inventori di Ratebeer e di BeerAdvocate: coloro che hanno permesso al concetto di “giudizio” di diventare una specie di tsunami mediatico che, volenti o nolenti, ci bagna sempre almeno i piedi.

Luigi “Schigi” D’Amelio
Inventore e re del wrestling birrario. Metà delle parole scritte in italiano sulla birra sono passate attraverso di lui. Ognuno di noi lo ha odiato ed amato tantissimo. Spesso nello stesso minuto.

Mikkeller
Famoso col nickname, tipo Zorro, perché Mikkel Borg Bjergsø è abbastanza complesso da ricordare al pari dell’elenco delle sue birre (oltre 300, in pratica una alla settimana da quando ha iniziato). Inventore del gipsy brewing, il buon Mikkel ha fatto birra (o ricette, se gli volete male) un po’ dappertutto senza avere un proprio impianto.
Ha rivoluzionato il concetto del fare birra e anche del berla con una mossa semplice ma geniale: “se faccio mille birre diverse tu te le berrai tutte e mille, se ne facessi solo 10 e pure buone forse tu ne berresti solo 10” e così molti appassionati seguono lui e i suoi epigoni attraverso selve di Imperial Stout e luppoli americani. Tutti gli altri continuano a bere pils di gusto.

Manuele Colonna
Ha trasformato una specie di sgabuzzino nel Valhalla di ogni appassionato. Bere una birra con lui ti insegna sempre qualcosa. Anche solo guardarlo in una keller della Franconia ti fa capire che “ha il sacro fuoco dentro”. Ogni volta che sentite un lieve accento romanesco dove c’è birra buona allora vuol dire che c’è uno che ha imparato qualcosa da lui.

Per ora mi fermo qua, ma ovviamente questo elenco è da integrare….

The Oxford Companion to Beer

E’ uscito finalmete Oxford Companion to Beer: un dizionario enciclopedico sulla birra, sulla sua storia e sulle sue caratterisctiche edito da Garrett Oliver della Brooklyn Brewery e scritto da 166 esperti di fama mondiale

Oxford Beer CompanionOggi mi è arrivato The Oxford Companion to Beer; il libro è uscito il 28 Ottobre ma è un bel po’ che lo aspetto: me ne aveva parlato Garrett Oliver definendolo LA pietra miliare dei libri di birra, sapevo che Kuaska ci stava lavorando e che altre penne importanti vergavano pagine di quella che sarebbe dovuta essere una bibbia birraria.

Nei giorni scorsi ci sono state un po’ di polemiche a riguardo: Martyn Cornell sul suo blog l’ha “leggermente” demolito, o meglio ha sottolineato come un libro che ha una casa editrice ed un’impostazione accademica non debba e non possa cadere in errori banali (come sbagliare il nome di Burton upon Trent) e in errori di sostanza.
Ron Pattinson ha messo pure lui un paio di carichi sul suo blog, ad esempio definendo Horst Dornbusch (che scrive su OCB di storia scozzese) un asso in fantasia…
Oliver ha risposto, seccato, su A Good Beer Blog associando Cornell a McCarthy e sottolineando come 166 super esperti di 24 nazioni possono sbagliare, ma non in malafede. Ovviamente non ho ancora letto le oltre 900 pagine del libro in oggetto: mi sono limitato a sfogliarlo e a leggere alcuni passaggi.

L’impostazione è quella che ci si aspetta da un libro della Oxford University Press: il libro ricorda più un testo universitario che uno divulgativo, sia per la struttura (temi ordinati in A-Z) che per l’aspetto (pagine sottili, fitte fitte, in bianco e nero con un solo inserto a colori) ed ha anche il classico profumo da Garzantina…

Questo dizionario enciclopedico abbraccia i temi più disparati dell’universo-birra: si va dal profilo del luppolo Chinook alla definizione di pastorizzazione, dal profilo degli stili birrari alla breve storia delle birrerie più famose ( di varie dimensioni: Coors, Dupont, Cantillon, Russian River…), dai profili delle autorità influenti ai descrittori tipici della degustazione.

All’Italia vengono dedicate quasi 3 pagine (498-500) a firma Kuaska (che vanta anche la voce “Cantillon” e forse altro che non ho ancora trovato; gli autori sono citati ma non c’è nell’indice l’elenco dei loro pezzi) e precede la voce Michael Jackson, tanto per stare in buona compagnia.

In pratica qualsiasi domanda sulla birra su OCB trova una risposta autorevole e referenziata: sta a noi poi approfondire l’argomento e capire se le cose stiano proprio così o no. Ed ecco il video del curatore

dettagli
The Oxford Companion to Beer
Oxford University Press
Pagine: 960
Lingua: inglese
ISBN-13: 978-0195367133

Io, gli inizi e il Gatto e la Volpe

Come San Paolo sula via del luppolo, sono stato folgorato anni fa dalle parole di Kuaska. Ma come sono passato dalla Schweppes Lemon alla Confine? Dove come e quando ho capito che una birra è qualcosa di più di una bevanda? Mi tocca raccontarlo…

Il Turco mi ha fregato ancora: oggi pubblica un post sull’amarcord invitando a raccontare l’evento che è stato punto di non ritorno della nostra passione. Quindi mi tocca pubblicare la mia prima volta…

Sono da sempre cresciuto in mezzo alla birra: con un padre serio collezionista di lattine quando i miei compagni si scambiavano le figurine dei calciatori io vedevo dei grandi scambiarsi pezzi di ferro colorati eda cui ero attratto. Quei marchi, quei loghi cominciavano a girarmi in testa,a dirmi delle cose.

Stranamente ero attirato dalle birre americane (!) e da quelle inglesi (!!): Abbot e Truman erano compagni di gioco come Tardelli e Cabrini.

Crescendo non ho mai provato attrazione per il contenuto ma cresceva l’interesse per il contenitore birrario.

La birra era amara ed imbevibile. Forse perchè in casa passavano le sottomarche di allora e non qualcosa di buono. Come la Splügen Fumée, una birra che sapeva di speck, una rauch in stile Bamberga (strani incroci…) che negli anni ottanta probabilmente vedeva una cassa al mese, metà a mio padre.

Avanti veloce.

Agli inizi del nuovo millenio i birrifici artigianali iniziavano a spuntare e i collezionisti, come avvoltoi, ci si buttavano.

Io avevo la “sfortuna” di vivere vicino a due di questi e di seguire mio padre che ci andava incuriosito soprattutto dal fatto che a mezz’ora da casa un certo birraio produceva una birra in stile Koelsch, stile che il genitore adorava data la sua lunga frequentazione di Colonia.

Officina della Birra - BioggioAltro link collezionistico mi ha portato una sera di dicembre a Bioggio, in terra elvetica: Eric, birraio dell’Officina della Birra organizzava una serata con le birre di natale. Io accompagnai il genitore più per il menu e per la compagnia che per le birre. La serata era tenuta da un tipo strano, con la camicia con le mucche, che sembrava essere tremendamente di corsa. Primo piatto. L’oratore col bicchiere in mano comincia la degustazione. Mi hanno versato la birra: provo ad annusare. Ma cosa diavolo è questa? La birra non è così. “Ma la birra non esiste figliolo...”  Click. Quasi quasi provo a seguire questo esagitato, parla bene, scherza con le ragazze di fronte a me, ma ha una luce negli occhi quando vede che senti quello che dice, che lo percepisci, quando te ne accorgi ormai ti ha fregato. Dopo poco mi ritrovo in piedi, a muovermi verso i vari tavolini dove mi riempio il bicchiere di Noel, di Brighella, di birre di BFM, di quelle di Eric…  “Ma a me la birra non piace(va)…”

A un certo punto un signore un po’ timido si alza riluttante e va a fare compagnia al Guru, un somellier di vino, un suo amico, uno che subito ti piazza l’abbinamento, uno che rotea il bicchiere come un equilibrista, uno che sembra saperla lunga. A fine serata mi accorgo di aver provato tutte le birre presenti, credo fossero più di dieci. Porto a casa alcune bottiglie vuote, il germe collezionistico era ancora troppo attivo.

La volta successiva che sono andato a Rodero ho provato una birra scura, complicata, che mi ha fatto capire che ormai il Confine era superato. E il tubo di TipoPils bevuto a Pasturana sotto la neve mentre ascoltavo birrai oggi famosi raccontarmi la loro filosofia ha semplicemente ribadito il fatto che non si tornava più indietro.

Oggi sono umile socio del mio birraio, di tubi di Tipo ne ho svuotati tanti, ho bevuto in un parcheggio belga con il Gatto e la Volpe e mi sono divertito tanto. Sabato c’è la Merla, the show must go on!