Steam Beer – Il vero stile californiano

Le Steam Beer sono il vero stile birrarrio autoctono della California. Ma come nascono? A cosa si deve il nome? Quali caratteristiche hanno?

Anchor steam beer
Copyright Anchor Brewing

Intorno al 1850 in California scoppiò la febbre dell’oro: circa mezzo milione di persone arrivarono da tutto il mondo per cercare fortuna nella costa occidentale. Delle migliaia di persone che arrivarono nell’area di San Francisco pochissime fecero fortuna. Ma quasi tutte avevano sicuramente sete!

L’arte di arrangiarsi e la tecnica

Le condizioni climatiche e le carenze tecnologiche del tempo non permettevano alle birrerie californiane di produrre le birre a bassa fermentazione di tradizione tedesca che già si imponevano sul mercato americano.
La scarsità di ghiaccio e l’impossibilità di usare la refrigerazione spinse l’ingegno dei birrai a trovare nuove strade per fare birra. E proprio l’ingegno portò alla nascita di uno dei pochissimi stili veramente americani: la Steam Beer (o California Common, come si affermò nell’epoca post proibizionista).

La nascita di questo stile è quindi da datare intorno al 1850 nella zona tra San Francisco e Los Angeles, ma è bene sottolineare il fenomeno non fosse prettamente californiano.
Nell’area della baia di San Francisco in particolare erano attivi 14 birrifici intorno al 1850 e lì le notti sono abbastanza fresche, anche d’estate (come diceva Mark Twain: “Il mio peggior inverno è stata l’estate di San Francisco”); questo permise ai birrai, di origine e scuola tedesca, di utilizzare una tecnica già sperimentata in Germania ed in Belgio: usare delle grandi vasche aperte, poste sui tetti dei birrifici, per raffreddare il mosto ad una temperatura che rendesse possibile l’inoculo dei lieviti; le birre così venivano fermentate a temperature accettabili (tra i 16° e i 18° circa), anche se superiori a quelle richieste dalle basse fermentazioni vere e proprie.
Questa fermentazione a temperature “tiepide” produceva una birra dall’amaro spiccato, simile ad una lager ma con alcune caratteristiche delle Ale: principalmente sentori di esteri (frutta) al naso.

Inoltre, per eliminare gli spiacevoli off-flavour prodotti della fermentazione a temperatura “tiepida” (acetaldeide, diacetile e zolfo) veniva impiegato il Krausening, il metodo sviluppato in Germania che consiste, come molti homebrewer sanno, nell’aggiungere alla birra una piccola parte mosto non fermentato a fine fermentazione prima dell’infustamento/imbottigliamento per permettere così una rifermentazione ed una conseguente birra ben carbonata.
Ma un ruolo fondamentale nella produzione di questo stile lo rivestiva il publican, nella cui cantina le steam beer maturavano, proprio come le real ale nei pub britannici, per essere servite “pronte” alla clientela dei saloon.

L’origine del nome

Ma a cosa si deve il nome dello stile? La “steam beer” (vapore di birra) era chiamata così perché al momento dell’inserimento dei rubinetti nei keg si liberava una forte quantità di CO2 e birra; per la Anchor Brewing (attiva solo dal 1896) invece, che questo nome lo ha registrato, il nome “steam beer” deriva dal fatto che quando il mosto caldo veniva versato nelle vasche sul tetto della birreria si produceva una grande quantità di vapore.

Questo stile particolare e completamente americano è stato spesso sul punto di estinguersi ed ancora oggi soffre molto per la presenza sul mercato del suo esempio tipico e progenitrice dello stile: l’Anchor Steam Beer.
Una delle sue note caratteristiche è l’uso del luppolo Northern Brewer che, a differenza dei luppoli comunemente usati per brasare birre nella West Coast, non ha note fortemente aggrumate ma bensì lievemente fruttate, terrose ed erbacee: in sostanza più fine e meno intenso dei suoi forzuti fratelloni.
Un altro esempio commerciale, a parte quelli difficilmente reperibili in Europa, è la Flying Dog Old Scratch.

Linee Guida della Brewers Association

La California Common è una birra di colore da ambrato chiaro ad ambrato ed è di medio corpo.
Presenta un notevole carattere di malti-caramello sia nel sapore che spesso in aroma.
L’amaro da luppolo va da medio a medio alto ed è bilanciato da un basso/medio-basso grado di esteri fruttati e di malto per dare un’impressione globale di equilibrio e bevibilità.
L’aroma e i sentori di luppolo vanno da basso a medio-basso.
California Common Beer è uno stile di birra prodotta con lieviti lager ma a temperature di fermentazione da ale. Il diacetile e la “chill haze” dovrebbero essere assenti.
Original Gravity (ºPlato): 1.045-1.056 (11.2-13.8 ºPlato)
Final Gravity (ºPlato): 1.010-1.018 (2.5-4.5 ºPlato)
Alcoolicità: 3.6-4.5% (4.5-5.6%)
Amaro (IBU): 35-45 Colore SRM (EBC): 8-15 (16-30 EBC)

 

Io, il tram e i collegamenti

Una serie di casuali e voluti collegamenti legano il mio viaggio a San Francisco con una birra bevuta tra amici a Roma.

Lost Abbey Cable Car
Lost Abbey Cable Car

Tutto inizia a San Francisco, in un pub: il Torondo, T-Room per gli amici.
Ricordo ancora l’emozione di aprire la mezza porta ed entrare in quello che, a qualunque sano di mente, sembrerebbe un girone infernale.
Il posto burbero e ruvido per eccellenza, ma appena il tuo sedere si adatta allo sgabello diventa una reggia dalla quale non vuoi più uscire.
Il viaggio inizia con un approccio quasi fisico, continua con le mance e le Pliny, ormai siamo sulla strada giusta. La Couvee de Tomme, incastonata tra alcune Pliny collega Lost Abbey a Russian River.
Torno a casa, ma rimango linkato alla California. Alle sue botti e alle sue wild ale.

Pausa.

San Diego. Pellegrinaggio a San Marcos. Tomme e le botti. Magheggi e sogni. Capolavori e sindrome di Stendhal. Poi gli sgabelli, l’ O’Brien’s, uno dei bar più luppolati del mondo dove puoi vedere una cameriera spostare allegramente fusti (pieni) mentre ti consiglia le birre.
E qui tra una Pliny e l’altra passano le varie Beatification, Supplication, Temptation (tutte batch 1… ça va sans dire) grazie alla presenza del Maestro.
A fine serata, come per magia, appare un souvenir.

La reliquia mi viene concessa, incartata e riportata a casa, coccolata e trasportata a Roma dove, in una notte di Settembre, è stata condivisa con un gruppo di amici. Con la sua eleganza alla Audrey Hepburn ha fatto diventare subito delle Lady Gaga qualsiasi le birre bevute fino ad allora.

Altro link, altra coincidenza (voluta), altra emozione: bere quella birra, dedicata alla T-Room, proprio “in fronte al Macche“, uno di quei posti che chiamo casa. Un altro passo verso l’illuminazione. Un altro passo verso la conoscenza. Oppure, semplicemente, prendo una tramway a cui nessuno cambierà colore e mi faccio portare fino alla prossima fermata.

Abbiamo bevuto una Lost Abbey Cable Car del 2009, una American Sour Ale di 7 gradi prodotta appositamente per il Toronado di San Francisco.
Il retro etichetta recita così, e non è neccessario altro commento:

You’ve made it to 547 Haight Street.
This destination is more San Francisco than Rice A Roni, Chinatown, and Lombard Street combined.
Welcome to Broadway for brewers everywhere. Everyone who is anyone has poured their kegs here.
For the last 20 years, this place has launched careers, confirmed legacies, and since 1987 the only name you need to know is David Keene.

Take a seat. Tip Strong. Nod appreciatively and don’t ask stupid questions. Welcome to Big Daddy’s House known to most simply as “The T-Room.”
Here the bartenders are fluent in English, German, Flemish, French, Waloon and Czech. But they’re most know for their American Lip Service.
Watch it. The lady with the jet black hair behind the bar eats idiots for lunch.

At 547 Haight Street, you won’t find any Cable Cars except for this one. But if you’re standing outside the Dutch Doors of the World Famous Toranado, you surly found the most interesting place in all San Francisco.

Its’ about RESPECT. Dave you continue to have ours. Here’s to 20 more years of punishing livers everywhere. Cheers Gina, Jim, Tomme, Vince and the Brewers of Port Brewing

Toronado – San Francisco

ToronadoSan Francisco: Golden Gate e Cable Car sono nella mente di tutti, quelli normali. Nella mia c’è il Toronado.

Uno dei posti più brutti ma più belli del mondo. A metà di una maledetta strada in salita c’è una porta bianca, aperta a metà, la metà superiore. Entro timoroso.  Posto piccolo, liso, consumato. Bancone a destra. Trovo uno sgabello.  Il publican sembra un po’ la versione asciutta del cantante dei Limp Bizkit, tutto coperto di tatuaggi, in nero come la notte. Cattivo.
Ordino “Pliny the Elder”. Mezza pinta. Mi guarda malissimo.
“Two bucks” : il prezzo del  paradiso. Due dollari sul bancone. Adesso voglio la Alaskan Smoked Porter! Mi ignora. “Half pint”.” Mi ignora. “Sorry”” Mi ignora.Dopo qualche giro dietro al bancone a distribuire pinte come un funambolo mi urla dietro dicendomi che non mi serve perché prima da la birra a chi lascia la mancia. “The American Way”.
“Fock”, come dice lui, con quella O che sembra un pugno in pancia. Vorrei alzarmi e andarmene mandandolo a cagare. Ma no.  “E’ la California” penso.
Arriva la seconda mezza pinta. Allungo 5 dollari e non prendo il resto. Ho capito il movimento. Let’s dance.
IPA, DIPA,Porter,Stout, Pale… il paradiso del luppolo facendo slalom tra le belghe sulla lavagna.
Sono seduto da qualche ora su quel trespolo. Fine primo round.
Il giorno dopo torno. Mi saluta. “Hey Dude”. Fock sono a casa. E via di pinte Pliny, birra a caso, Pliny, Blind Pig, birra a caso, Pliny…  Un ping pong tra Cilurzo e il resto del mondo. Converso con un afroamericano che odia tutto l’Arizona e beve Weisse tedesche col limone e una coppia dell’Oregon pazza per l’Italia e il ciclismo (di cui so quasi nulla…) che svuota pinte di DIPA californiane guardandomi come se fossi un marziano perché sono stato in Belgio, ma davvero…
Arriva anche la salsiccia presa dalla ragazza punk nel “negozio”  a fianco, che ha tre tipi di consulazioni: inside, take away e Toronado…
Altre pinte…Ogni tanto lo scuro mi ricaccia indietro i bucks: “It’s mine dude”. Wow. Comincio anche a capire quella strana lingua che parla, farcita di parolacce con accenti da Geordie e di parole che credo farebbero arrossire i Geordie suddetti, se solo le capissero…
Ordino una Cuveè  de Tomme (faccio lo splendido) e lui mi da un pugno sul pugno in segno di approvazione: “This is California dude”  penso.

Il Toronado è sicuramente uno dei pub più famosi al mondo. Non  ha un numero impressionate di spine, una quarantina, e una quarantina di bottiglie.
Serve SOLO birra (io non ho visto altro… e non oserei chiedere altro…), per il cibo  alla sua sinistra c’è un venditrice di ottime salsicce con una ventina di tipi diversi a “menù”. Il Toronado ha anche quattro o cinque tavoli, ma credo che per trovarli liberi sia necessario il bivacco. E ricordate “Tipping is not another  fuckin’ Chinese town”

Info: Toronado – 547 Haight St. – San Francisco

L’ispirazione per questo post viene dal blog di Leo Hoppy Hour e dal suo post “Saldi!